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:: Silvio Cosini, Pace e Abbondanza,
Figure allegoriche sul portale a Nord.

:: Perin del Vaga, Decorazione della
volta dell'atrio: particolare con Oceano e Nettuno.

:: Salone dei Giganti

:: Perin del Vaga e aiuti, Venere (Camera
dei Sacrifici).

:: Domenico Piola, Aquila dei Doria
con allegoria delle arti, 1671 (Camera di Perseo).

:: Chiesetta di San Benedetto
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LA VISITA
Gli ambienti attualmente visitabili sono l'atrio, la loggia
degli Eroi, la sala della Carità Romana, il salone
della Caduta dei Giganti e le quattro stanze dell'ala ovest
che costituivano l'appartamento privato di Andrea Doria: la
camera dei Sacrifici, la camera dello Zodiaco, la camera di
Perseo e la camera di Cadmo.
Facciata e portale.
All'atrio si accede attraverso il maestoso portale che si
staglia, su via San Benedetto, contro la facciata nord del
palazzo, per la quale era prevista una decorazione ad affresco
su disegno di Perin del Vaga (mai eseguita), con storie di
Furio camillo che scaccia i Galli da Roma alludenti alla cacciata
dei francesi da Genova nel 1528. Il portale, su disegno di
Perin del Vaga, fu eseguito tra il 1531 e il 1533 da Silvio
Cosini (Pisa 1495 circa-Pietrasanta post 1549), che scolpì
le due figure allegoriche della Pace e dell'Abbondanza ai
lati dello stemma Doria ed i trofei guerreschi sui piedistalli,
e da Giovanni da Fiesole, cui spetta la parte "di quadro".
Il portale si stacca dalla parete, presentando due colonne
laterali libere sovrastate da un timpano curvilineo: quest
tipologia, importata da Roma e diversa dai portali "appiattiti"
in uso a Genova nel '400 e nel primo '500, divenne un modello
subito imitato dalle maestranze locali.
Atrio.
Il soffitto dell'atrio reca nel rosone centrale il nome di
Perin del Vaga e la data 1530, uniti al mone di Annible Angelini,
che restaurò gli affreschi del palazzo nel 1845. Nelle
lunette, attualmente poco leggibili, sono raffigurate storie
dei sette Re di Roma; nei pennacchi sono rappresentate divinità
antiche, nei sottarchi testine di venti. Nei quattro riquadri
del soffitto, intramezzati da grottesche, sono dipinti i tre
momenti i tre momenti del Trionfo di Lucio Emilio Paolo, il
generale dell'antica Roma che scacciò i Galli dalla
Liguria (ancora un'allusione alla recente cacciata dei Francesi
da Genova, cui il Doria aveva preso perte), ed il Trionfo
del dio Bacco in India, allegoria della pacificazione della
città.
Sulle pareti sono murati sei bassorilievi marmorei, con coppie
di putti che reggono trofei di armi all'antica, eseguiti da
Giovannangelo Montorsoli per San Matteo, Chiesa gentilizie
dei Doria. I bassorilievi furono trasferiti nel 1613 nell'attuale
ubicazione.
I due sarcofagi provengono dall'abbazia di San Fruttuoso
di Capodimonte, donata dalla famiglia Doria al F.A. I., e
sono stati collocati nel palazzo di Fassolo tra la fine dell'800
ed i primi decenni del '900. L'esemplare a sinistra di chi
entra, in cattivo stato di conservazione, risale al II secolo
d. C. e reca scene della vicenda di Achille a Sciro. E' documentata
una sua riutilizzazione come abbeveratoio ai piedi della torre
cinquecentesca di San Fruttuoso. Il sarcofago a destra, che
presenta rilievi di alta qualità, è del III
secolo d.C. ed illustra episodi del mito di Selene ed Endimione.
Scalone.
Lo scalone reca nella volta della prima rampa una decorazione
a riquadri geometrici e piccole grottesche ispirata ai soffitti
della “Domus Aurea”; tale apparato decorativo,
lodato dal Vasari nelle sue “Vite”, è stato
riscoperto e parzialmente recuperato (parte della materia
cromatica è perduta) sotto la ridipintura eseguita
a metà Ottocento dall’Angelini, grazie ad un
complesso restauro portato a termine nel 1999.
Loggia degli Eroi.
La loggia è l'unico ambiente del palazzo che presenti
una decorazione ad affresco anche sulle pareti, in cui sono
rappresentati in abito di guerrieri antichi gli antenati più
illustri di Andrea Doria. Essi sono disposti in ordine cronologico
da Ovest: Ansaldo, vincitore dei Mori in Spagna (1147); Oberto,
l'eroe della battaglia della Meloria contro i Pisani (1284);
Lamba, il vincitore dei Veneziani a Curzola (1298); Rosso,
ammiraglio di Federico II; Odoardo, Filippo, Pagano, Luciano,
Pietro, Antonio e Tomaso, che difese Albenga nel 1437.
Sui portali minori campeggiano figure femminili, allegorie
della Fama, rivestite di panni forse aggiunti nel 1681 da
Domenico Piola: le lunette sono decorate con putti che recano
armi e strumenti ovali. La loggia è coperta da cinque
volticelle, decorate con stucchi finissimi (si notino ad esempio
le figure di Diana, Apollo, Diana Efesia e Nettuno nella volticella
centrale, connesse alla simbologia dei Quattro Elementi) e
riquadri ad affresco, purtroppo in parte deperiti. Negli ottagoni
al centro sono raffigurate storie di eroi repubblicani dell'antica
Roma (risultano ancora leggibili le scene di Curzio che si
getta nella voragine e di Orazio che difende il ponte Sublicio).
Sala della Carità Romana.
Al centro della volta è affrescata la scena della
Carità Romana, che dà nome alla stanza: La giovane
Pero salva il vecchio padre Micone, condannato a morte per
fame, allattandolo. Intorno sono dipinte decorazioni all'antica.
Nella sala si consevano cinque cartoni disegnati dal pittore
genovese Lazzaro Calvi (1502-1607?) preparatori per tre arazzi
della serie dedicata alla Battaglia di Lepanto (1571). Gli
arazzi, conservati presso il Palazzo Doria Pmphilj di Roma,
furono eseguiti a Bruxelles tra il 1581 ed il 1591 su committenza
di Gio Andrea Doria, che aveva preso parte alla battaglia
come ammiraglio. Alle pareti, piatti in ceramica secenteschi
della manifattura di Montelupo: sulle mensole, vasi da farmacia
della manifattura Chiodo di Savona (metà XVII secolo),
parte di una ricca serie di pezzi collocati nelle varie sale
del palazzo. Nella stanza si trovano inoltre un grande dipinto
in cui la figura si deve a Pasquale Chiesa (attivo a Roma
dal 1645 al 1651) e la natura morta, con raffigurazione di
frutti e fiori, allo specialista fiammingo Alezander Coosemans
(Anversa 1627-1689), un piccolo ritratto di Andrea Doria in
età avanzata (fine sec. XVI) ed un ritratto di un altro
esponente della famiglia.
Salone della Caduta dei Giganti.
La della Caduta dei Giganti. La sala è l'ambiente
più importate di questa principesca dimora ed è
dominata dalla vasta e complessa scena siglata in basso a
sinistra con il monogramma di Perino. L'affresco, ancora in
basso a sinistra con il monogramma di Perino. L'affresco,
ancora in perfette condizioni di conservazione, sintetizza
vari momenti dell'episodio della Caduta dei Giganti. Nella
parte superiore Giove, circondato dagli dei della mitologia
classica, è colto nell'atto di scagliare i suoi fulmini
distruttori contro gli stolti Giganti, colpevoli di aver tentato
l'assalto all'Olimpo raffigurato nella scena in secondo piano.
I Giganti, atterrati dalla folgore, giacciono riversi al suolo.
Il riquadro è circondato da raffinati stucchi, che
rappresentano scene di sacrifici all'antica. La volta è
sottesa da diciotto lunette, in cui sono figure in stucco
ad altorilievo che raffiugurano divinità acquatiche.
Sotto ad esse corre un magnifico fregio, anch'esso in stucco,
con trofei guerreschi intercalati dall'aquila araldica dei
Doria.
Il monumentale mamino, in pietra nera di Promontorio e marmo
bianco di Carrara, reca al centro un medaglione con il mito
di Promenteo che dona il fuoco agli uomini. Esso fu eseguito
da Silvio Cosini su disegno di Perin del Vaga. Sul portale
che separa il salone dalla loggia degli Eroi è collocato
un busto antico di Ottaviano Augusto.
Le pareti erano rivestite di prezionsi arazzi fiamminghi
in lana e seta disegnati da Perino, con le storie degli Amori
di Giove tratte dalle Metamorfosi ovidiane, in seguito dispersi.
Oggi sono disposti nel salone alcuni magnifici ritratti di
illustri personaggi di casa Doria, tra cui il famoso Ritratto
di Andrea in veste di ammiraglio della flotta papale, eseguito
nel 1526 da Sebastiano Luciani detto del Piombo (Venezia 1485-roma
1547) su comittenza del pontefice clemente VII.
Di grande interesse l'inserzione, nella parte inferiore della
tavola, del finto bassorilievo marmoreo, recante una serie
di emblemi navali tratti da un fregio del I secolo a.C., all'epoca
murato nella chiesa romana di San Lorenzo fuori le mura. Un
altro dipinto, di autore anonimo, forse nordico, ritrae Andrea
col gatto all'età di novantadue anni. Giammettino Doria,
figlio di un cugino di Andrea e da questi designato come proprio
erede, ma tragicamente morto in giovane età durante
la congiura dei Fieschi (1547), è effigiato in una
tavola attribuita ad Agnolo Bronzino (Firenze 1502-1572) o
a Francesco Salviati.
Giovanni Andrea, figlio di Giannettino ed erede effettivo
di Andrea il Grande, è raffigurato da anomimo genovese
(Lazzaro Tavarone?) nella veste nera dei cavalieri di San
Giacomo della Spada, con il cane predileto, dono di Filippo
II di Spagna. Il medesimo molosso, di nome Roedano, è
ritratto nella tella siglata da Aurelio Lomi (Pisa 1556-post
1622), mentre viene strigliato da un giovane garzone su una
terrazza del palazzo.
Camera dei Sacrifici.
La sala prende nome dalla decorazione delle lunette, in cui
sono raffigurate scene di sacrifici agli dei. La volta presenta
una minuta partizione a riquadri, con immagini di divinità,
piccoli trionfi e grattesche, in pare danneggiate dagli eventi
bellici (bombardamento del 1944) e da conseguenti infiltrazioni
di umidità. come altri ambienti del palazzo. Alle pareti
una preziosa portiera a riporto genovese con stemma dei Doria
e ritratti sei-settecenteschi di prelati Doria e Doria Pamphilj.
In questa sala, come nelle altre camere private del Principe,
è più evidente l'intervento di aiuti di Perino,
in questo caso del toscano Domenico Zaga (Figline Valdarno
- Bottega a Roma prima del 1527).
Camera dello Zodiaco.
Gli affreschi e gli stucchi, poco leggibili, rappresentano
i segni zodiacali (lunette), le stagioni ed altre figurazioni
allegoriche. Attualmente la stanza è allestita come
camera da letto, funzione che probabilmente già svolgeva,
per la stagione estiva, ai tempi di Andrea. Alle pareti sono
vari dipinti, tra cui un ovale settecentesco, parte di una
serie di sei ritratti di dame conservata nel palazzo, ed una
tela raffigurante Le nozze di Arduino conte di Narbona e Oria
della Volta, di anonimo genovese del primo Seicento. Il matrimonio,
avvenuto dsecondo la tradizione nel 941, è considerato
il leggendario momento di fondazione della famiglia Doria,
il cui cognome deriverebbe dalla dizione "figli di Oria".
Camera di Perseo.
Nelle lunette è narrato il mito di Perseo, uccisore
di Medusa e liberatore di Andromeda dal mostro, che dà
nome alla sala. Il soffitto è ripartito in riquadri
di soggetto mitologico, in cui sono raffigurati, tra l'altro,
Pegaso che fa scaturire una fonte ed Apollo tra le Muse, simboli
di armonia connessi alle storie di Perseo. Nella stanza, adibita
a salotto, sono conservate tre tele firmate da Domenico Piola
(Genova 1627-1703). Al centro di ogni tela Figura l'aquila
araldica dei Doria, circondata da putti che recano emblemi
delle arti: pittura e poesia, musica e valor militare. La
serie dei Dipinti costituiva una allegoria delle nozze tra
giovanni Andrea Doria III ed Anna Pamphlij, celebrate nel
1671, data riportata su uno dei quadri. Simbolo della famiglia
Pamphlij è la colomba, presente nel dipinto con l'allegoria
della musica. Sono inoltre presenti quattro ritratti di dame
del XVIII secolo. Il Ritratto di Teresa Doria Tursi, Eseguito
nel 1726 in occasione delle nozze con Giovanni Andrea IV Doria
e caratterizzato dalla presenza alle spalle della dama di
un ovale conl'immagine di Andrea I, è firmato da Domenico
Parodi (Genova 1668-1740) e datato sul retro. Di fronte è
posto il ritratto di un'altra signora della famiglia, forse
da identificare con Eleonora Carafa della Stadera seconda
moglie di Giovanni Andrea IV, rappresentata sulla terrazza
del Palazzo di Fassolo, sullo sfondo del giardino a mare.
Camera di Cadmo.
L'attuale sistemazione riflette probabilmente la funzione
antica di camera da letto. La decorazione ad affresco e stucco,
purtroppo poco leggibile, è di soggetto mitologico:
le lunette rappresentavano scene del mito di Cadmo, tratte
dalle Metamorfosi ovidiane. Alle pareti un Ritratto di Andrea
Doria di profilo, copia ottocentesca, e due paesaggi con rovine
e piccole figure.
Dalla Camera di Perseo si esce sulla terrazza che corre lungo
la facciata meridionale, dipinta con scene della Storia di
Giasone alla Conquista del vello D'oro, oggi completamente
scomparse, alludenti all'onorificenza del Tosono d0ro concessa
ad Andra Doria da Carlo V nel 1531.
La terrazza affaccia sul giardino a mare, in cui al livello
del peìortico sono due fontane cinquecentesche, l'una
a candelabro, opera di Silvio Cosini su disegno di Perino,
l'altro raffigurante un Tritone, eseguita da Giovannangelo
Montorsoli. Al centro del giardino inferiore si erge la scenografica
Fontana del Nettuno, scolpita tra il 1599 e il 11603 da Taddeo
carlone in collaborazione con i fratelli. Nel giardino, di
cui è previsto a breve termine il restauro, si trovano
altre fontane e statue del XVI secolo.
Chiesa di San Benedetto.
La chiesetta di San Benedetto, posta ad Ovest del palazzo
e già ad esso collegata sorge sul luogo di un'antica
fondazione cistercense. Essa fu portata alla sua forma attuale
alla sua forma attuale per volontà di Giovanni Andrea
I Doria in memoria della moglie Zenobia del Carretto, morta
nel dicembre del 1590. Una lapide datata 1593 e murata nel
portico a sinistra dell'ingresso ricorda i lavori di ristrutturazione,
comprendenti l'aggiunta dell'abside e del pronao, affidati
all'architetto Giovanni Ponello ed al marmoraro Battista Carlone.
Una seconda lapide, datata 1617, commemora gli ampliamenti
del monastero e la sistemazione del giardino a mare (distrutto)
voluti da Giovanna Doria colonna, vedova di Andrea II. L'aquila
araldica dei Doria in commesso marmoreo decora il pavimento
della chiesa davanti al presbiterio.
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