Palazzo del Principe


 

Gli stucchi e gli affreschi

Tra il 1597 e il 1599 Marcello Sparzo lavora alla decorazione della galleria e delle njove sale del palazzo. La volta della galleria presentava cinque "quadri riportati" (uno è andato distrutto quasi completamente durante il bombardamento del 1944), ornati di affreschi in un periodo successivo. Intorno ad essi è organizata una ricca decorazione a stucco, "a grottesche", con figure allegoriche, scene di matrice classica, simbolici araldici. Le lunette racchiudono ovali entro movimentate cornici plastiche, sormontati nelle vele soprastanti da tondi trattati in maniera analoga.

Tra le lunette stanno figure in piedi, in cui il rilievo si avvicina al tutto tondo: sui lati lunghi della galleria sono rappresentati guerrieri romani, probabilmente raffiguranti la serie dei "dodici Cesari", ampiamente diffusa nell'allestimento delle gallerie, anche se non escluso che valga anche in questa sede quel parallelo tra personaggi antichi e membri illustri della casata dei Doria che nellea Loggia degli Eroi si risolve in esplicita identificazione. Il lato breve di ponente è dominato dalla figura di Andrea Doria coronato d'alloro, con il piede sul capo di un nemico scofitto caratterizzato come turco. Andrea reca sul petto l'insegna dell'ordine del Toson d'oro Conferitogli da Carlo V nel 1531, ed è ritratto in veste e posizione volutamente identiche a quelle degli "antichi" che ornano le altre pareti.

I motivi decorativi dell'area immediatamente sopra la figura costituiscono altrettante celebrazioni del personaggio: lo sovrastano infatti l'allegoria della Fortezza (una donna con accanto un leone ed una colonna spessata) e due scene di combattimenti tra mostri marini, d'ispirazione classica, allusive al ruolo di signore delle acque rivestito dal Doria quale ammiraglio di CarloV. Sul lato opposto, a levante, era presente una figura pijù giovane e priva di bòarba, oggi perduta, identificabile con il committente Giovanni Andrea o con suo padre Giannettimo, prematuramente morto nel 1547.

La scelta dei temi rappresentati nella galleria è significativa: negli stucchi vengono infatti a confluire due tradizioni iconografiche diverse, nate a celebrazione di Andrea e recuperate poi, in una voluta continuità d'immagine, dal suo successore. Non mancano simbologia marine (una tradizione di riferimenti mitologici che nello stesso torno d'anni trovava rinnovata e grandiosa espressione nella monumentale Fontana del Nettuno commissionata da Giovanni Andrea a Taddeo Carlone e Fratelli), ma prevale l'iconografia del condottiero o imperatore romano, cui aveva dato inizio Giovannangelo Montorsoli con la statua marmorea di Andrea eseguita per ordinie della Magistratura dei Dodici della Repubblica di Genova e collocata in Palazzo Ducale (1540), il cui tipo fu ripreso all'inizio del secolo successivo da Taddeo Carlone, incaricato di scolpire il ritratto di Giovanni Andrea.

La statua del Montorsoli, fortenente danneggiata nel corso dei moti rivoluzionari del giugno 1797, costituisce in effetti il modello diretto della figura di Andrea realizzata
dallo Sparzo, anche nel particolare della testa di Turco (due, nella scultura del Montorsoli) oppressa dal piede del personaggio, allusione agli scontri dell'ammiraglio con la flotta turca ed alle sue vittorie sui pirati barbareschi.

L'insieme della decorazione della volta, a lungo mortificata da una scialbatura colora ocra risalente al primo Ottocento, presentava in origine una variata cromia rivelata dai saggi di pulitura, con toni di vere, di bruno e di azzurro, quest'ultimo presente soprattutto negli ovali e nei tonti di lunette e vele che , a quanto sembra, avevano in origine l'aspetto di "sfondati" aperti sul cielo.

La doratura arricchiva l'insieme in misura tale da meritare all'ambiente il nome di galleria aurea, con cui lo menziona lo stesso Giovanni Andrea. In un momento stuccessivo a quello della relizzazione della struttura decorativa, entro i "quadri riportati" vengono eseguiti gli affeschi: nel rettangolo al centro una Allegoria della Fama, a fianco di questa riquadri con architetture illusive, quindi figure di putti all'interno di finte balaustre marmoree. Il massimo "conoscitore" genovese dell'Ottocento, Federico Alizeri, attribuiva gli affreschi a Domenico Fiasella; ma la Fama, che ne costituisce il brano più segnificativo, è stata convincentemente messa in rapporto dalla Newcome con un disegno di Giulio Benso ( 1592-1668) oggi in collezzione privata.

Il gusto di sperimentazione prospettica evidente nel virtuosistico "sottinsù delle figure e la trattazione del panneggio sono tipici dello stile di questo artista. in assenza di ipotesi di più precisa datazione entro l'arco di attività del Benso, non è possibile stabilire quale dei discendenti di Giovanni Andrea abbia completato la decorazione con questa commissione, coerente, dal punto di vista iconografico, con gli intenti di glorificazione della famiglia insiti nell'apparato decorativo preesistente.

Secondo un progetto di Giovanni Andrea mai portato a compimento, l'ambiente avrebbe dovuto essere ornato di dipinti raffiguranti del gesta degli eroi più illustri del casato dei Doria, in particolare di Andrea. Tale programma, testimoniato da due lettere del (Merli-Belgrano 1874), avrebbe amplificato il messaggio di autocelebrazione poi affidato alle sole figure dello Sparzo.

E' comunque evidente che la funzione prima della galleria era quella di ambiente di rappresentanza ed esaltazione dinastica, in analogia con le scelte proprie del prototipo della galleria moderna, quella di Fancesco I a Fontainebleau, il cui allestimento, il cui allestimento, concluso nel 1540, mescolava storia antica, mitologia e presenza diretta della figura del sovrano per esaltare la gloria di questi. E' possibile che a tale carattere si unisse quello di luogo di raccolta ed esposizione di oggetti di collezione, secondo il significato specifico e squisitamente italiano che il termine "galleria" andava sempre più assumendo in quegli anni, in conseguenza di un gusto cui certo Genova non era estranea (numerose erano le importazioni di pezzi antichi da Roma). Purtroppo non si conosce, allo stato attuale della ricerca, quale fosse l'allestimento dell'ambiente. L'intonaco rigato delle pareti, privo di decorazioni, era certo destinato a essere coperto da qualche sorta di paramento.

La serie di arazzi attualmente qui esposta risulta coerente con le misure della galleria. Ciò sembra legittimare l'ipotesi che si tratti dell'apparato decorativo originario, ma i documenti segnalano per gli arazzi date di commissione ed esecuzione di qualche anno precedenti alla costruzione di questo corpo architettonico ed una diversa destinazione all'interno del palazzo. Il problema dell'allestimento della galleria rimane quindi aperto.


 

 

 

 

 

 

 

 


TOUR
IL PALAZZO
La Storia
La visita
La sala di Paride
La Galleria
Gli stucchi e gli affreschi
Gli arazzi
La cappella
Elenco dei quadri esposti
Il Palazzo e la città
OSPITI ILLUSTRI
IL GIARDINO
LA FREGATA DEI DORIA
CREDITS | COPYRIGHT 2002 DORIA PAMPHILJ