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:: Lo stemma della famiglia Doria nella
cripta che ospita la tomba di Andrea (Genova, chiesa di San
Matteo).

:: A. Giolfi - G. Rivera - G. L. Guidotti,
Veduta del Palazzo del Principe D'Oria, incisione, 1769

:: D. Del Pino - G. Piaggio, Veduta
della piazza del Principe, 1820, particolare (Genova, collezione
Topografica del Comune).

:: La facciata a Sud in una fotografia
di fine Ottocento (Genova, Archivio Fotografico del Servizio
Beni Culturali del Comune).

:: Insegne dell'ordine del Toson d'Oro,
del quale furono isigniti vari membri della famiglia Doria
(Roma, Palazzo Doria Pamphilj).
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LA STORIA
Il primo nucleo del Palazzo, delimitato dall'epigrafe marmorea
che corre lungo la facciata mord, fu fatto costruire e decorare
tra il 1529 ed il 1533 da Andrea Doria (1466-1560) su preesistenze
tre-quattrocentesche. Tra il 1521 ed il 1529 il Doria aveva
infatti acquisito nella zona di Fassolo, posta all'esterno
della città murata, tre propietà contigue sulle
quali sorgevano alcuni edifici, le cui strutture furono riutilizzate
nella costruzione di una parte del piano terreno della nuova
dimora.
Tuttavia l'assetto definitivo del complesso monumentale,
quale ci appare nell'incisione del Guidotti (1769 circa),
si deve all'erede del grande ammiraglio, Giovanni Andrea I
(1539-1606), che aggiunse la galleria ad ovest, le logge angolari
aperte, le costruzioni laterali di sevizio e la loggetta a
mare, completando inoltre la sistemazione dei giardini. Questi
si estendevano dal mare fino alla sommità della collina
di Granarolo.
Le evidenti disorganicità architettoniche dell'edificio,
quali le irregolarità delle facciate e del porticato
terrazzato sul lato sud, rispecchiano i modi di questa realizzazione
composita, protrattasi per circa un secolo, che rimane comunque
un unicum prestigioso nell'architettura italiana del Rinascimento.
Il palazzo è caratterizzato da un atrio passante da
cui parte lo scalone d'accesso alla loggia a cinque arcate,
attualmente chiusa da una struttura a vetri ottocentesca,
che svolge una funzione di raccordo tra i due appartamenti
simmetrici del piano mobile, costruiti ex novo al tempo di
Andrea e destinati rispettivamente al Principe (lato ovest)
ed alla sua sposa Peretta Usodimare del Carretto (lato est).
La data 1530, che compare al centro del soffitto dell'atrio
e in numeri romani sull'architrave del portale tra la loggia
e lo scalone, documenta probabilmente il termine dei lavori
architettonici, cui seguì immediatamente l'avvio della
decorazione, terminata entro il marzo del 1533, quando l'imperatore
Carlo V fu accolto trionfalmente a Genova ed ospitato per
dodici giorni nella principesca dimora di Fassolo.
Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile
attribuire con certezza la responsabilità del progetto
architettonico ad un singolo artista, anche se, pur in mancanza
di documenti, conserva una sua validità la notizia
tramandataci dalle Vite di Giorgio Vasari, secondo il quale
l0intervento architettonico si deve a Pietro Buonaccorsi detto
Perin del Vaga (Firenze 1501- Roma 1547), l'autore della decorazione
della parte del palazzo fatta erigere da Andrea.
Perino fu chiamato a Genova nel 1528 con l'incarico di provvedere
a tutte le necessità della nuova corte principesca
creata dal Doria. L'artista fiorentino esordì disegnando
gli archi di trionfo effimeri eretti nel 1529 per festeggiare
il passaggio in città di Carlo d'Asburgo, diretto a
Bologna per ricevere la corona imperiale.
Seguì la decorazione del del palazzo, che ebbe forse
inizio con il riquadro del salone ad est, raffigurante Nettuno
che calma la tempesta dopo il naufragio di Enea, dipinto ad
olio su muro, già illeggibile nel Seicento e sostituito
da uno scenografico sfondato prospettico eseguito da Annibale
Angelini nel 1845. La coerenza dell'apparato decorativo interno
fu favorita dalla regia di un solo artista, Perino, che eseguì
buona parte degli affreschi ed organizzò il lavoro
di un gruppo di collaboratorik, tra cui figurano il giovane
cognato Luca Penni, Prospero Fontana e forse Domenico Zaga.
Altri pittori ricordati dalle jfonti, attivi in antagonismo
a Perino e solo all'esterno dell'edificio (facciata sud),
furono Gerolamo da Treviso (1529), il Pordenone (1532) e Domenico
Beccafuni (1536?). Più numerosi furono gli scultori
ed i plasticatori, tra cui Silvio e Vincenzo Cosini, Giovanni
da Fiesole, Luzio Fomano, forse Gugliemo della Porta ed altri
artisti lombardi.
Nel 1844-45 Annibale Angelini, pittore accademico di Perugia
attivo anche in altre nobili dimore genovesi, ricevette l'incarico
di restaurare gli affreschi del palazzo. La decorazione del
palazzo è inportante sia per la qualità artistica
sia per il significato storico-politico dei soggetti. Nel
programma glorificatorio voluto dal Doria l'inevitabilità
di un destinoo di grandezza, legato sia alle ascendenze familiari
sia alle capacità individuali, culmina nell'identificazione
dell'ammiraglio con Nettuno, dio del mare, posto sullo stesso
piano di importanza di Giove che fulmina i Giganti, affrescato
nel salone ad ovest, trasparente allegoria dell'imperatore
Carlo V che punisce i ribelli e gli eretici.
I Trionfi dell'atrio alludono alle vittorie doresche; gli
Eroi della loggia celebrano le vitù civili degli antenati,
la Carità Romana le virtù morali del committente.
Gli apparamenti privati, di quattro camere ciascuno, sono
decorati con temi tratti dl repertorio mitologico: soggetti
eroici alludenti a virtù personali nelle stanze di
Andrea e storie amorose, tratte dalle Metamorfosi ovidiane,
nelle sale di Peretta.
Ornava il giardino a mare un colossale Nettuno in stucco
di Giovannangelo Montorsoli (Montorsoli 1507-Firenze 1563),
distrutto e forse sostituito dalla monumentale fontana marmorea
con Nettuno sul carro (1599-1603) di Taddeo, Giuseppe e Battista
Carlone, ancora esistente.
Al Montorsoli, attivo per il principe Doria tra il 1539 e
il 1542 e poi nuovamente nel 1547, autore della statua celebrativa
di Andrea poi collocata presso Palazzo Ducale nonchè
della ristrutturazione interna della chiesa gentilizia interna
della chiesa gentilizia di San Matteo, si attribuisce la prima
organizzazione dei giardini al tempo di Andrea.
Dopo la morte del Principe nel 1560, l'erede Ciovanni Andrea
ampliò il palazzo con una serie di interventi, valendosi
specialmente dell'opera di Giovanni Ponzello, architetto camerale
dal 1576 al 1596. Nel 1566 furono aggiunte nuove stanze ad
ovest (architetto Antonio Roderio?), nel 1577 il Ponzello
edificò l'ala est ed i fabbracati di sevizio che circondano
il giardino.
Nel 1581 i marmorari Pier Antonio del Curto e Benedetto Matteo
da Movi eseguirono il portale ad est, nello stesso anno venne
realizzata la loggia a mare. Nel 1594 Battista Cantone e Luca
Carlone si obbligavano a costruire, su modello "firmato
de mano di Petro Serra", la Galleria a ponente, che fu
impostata su un edificio preesistente, e la loggia angolare
passante a colonne binate, simile a quella già edificata
a levante. Le quattro stanze aggiunte a est conservano gli
stucchi eseguiti nel 1599 dall'urbinate Marcello Sparzo (notizie
dal 1565-post 1606).
Il Ponzello è responsabile anche della sistemazione
definitiva e monumentale dei giardini a mare e a monte. All'inizio
del Seicento il giardino inferiore era strutturato in forme
geometriche, con aiuole quadrangolari diposte simmetricamente
intorno alla Fontana del Nettuno ed ornate da vasche minori
con statue. Il giardino superiore era terazzato e presentava
a livello del piano nobile un grande pergolato sorretto da
colonne, fontane, due casini affrescati e, in alto, un nicchione
con il gigantesco Giove in stucco di Marcello Sparzo (1586).
La costruzione della linea ferroviaria Genova-Torino (1850-54)
causò la totale demolizione del pergolato e lo sbancamento
di una parte del giardino nord, che fu poi irrimediabilmente
distrutto dalla costruzione di via Pagano Doria (1899), dell'Hotel
Miramare (1913) e di altri edifici di civile abitazione. A
sud l'edificazione della stazione marittima (1930) e l'ampliamento
di via Adua (1935) hanno definitivamente interrotto il rapporto
del palazzo con il mare, circondando l'edificio con una fascia
viaria di intenso traffico. Gli eventi bellici (bombardamento
del 1944) hanno recato gravi danni al complesso.
Attualmente i Principi Doria Pamphilj, proprietari del palazzo,
hanno aperto al pubblico la loro dimora, dopo importanti interventi
di restauro in parte ancora in corso.
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