|
La Galleria
"Stanza da passeggiare e dove si tengono pitture e cose
di pregio": così un'edizione secentesca del Vocabolario
delgli Accademici della Crusca definisce l'ambiente della
galleria, la cui tipologia architettonica si precisa in Francia
intorno alla metà del XVI secolo, passando poi, con
varianti, in Italia e in altri paesi europei.
La Galleria di Giovanni Andrea Doria, benchè sinora
trascurata dalla letteratura sull'argomento, è un esempio
di notevole interesse sotto il profilo della diffusione nell'Italia
settentrionale di questa nuova tipologia di spazio che, secondo
una definizione datane all'inizio del XVII secolo da Vincenzo
Scamozzi, conveniva "solo a signori, e gran personaggi"
(Scamozzi 1615).
Di forma allungata (circa 33 x 7.3 metri), aperta sui due
lati lunghi da una successione di finestre da cui si godeva
la vista degli ampi giardini del palazzo ed impostata sun
di un sottostante loggiato (tamponato negli anni Trenta per
ricavarne un appartamento), la galleria risponde perfettamente
ai canoni più aggiornati di galleria "alla francese",
inaugurati in Italia dalla galleria di palazzo Rucellai Ruspoli
a Roma (circa 1580) e ripresi nella "Galleria degli Antichi"
fatta costruire a Sabbioneta da Vespasiano Gonzaga nel 1583-84,
ritenuta la più importante struttura di uquesto tipo
nell'Italia settentrionale. Data la diffusione internazione
di questo "tipo" architettonico, è utile
sottolineare che anche il Gonzaga, come il Doria, era stato
a lungo al servizio del re di Spagna Filippo II: non si può
escludere, per le loro scelte di committenza, una suggestione
delle gallerie del monastero di San Lorenzo de El Escorial.
Per quanto concerne Giovanni Andrea, in particolare, è
da citare la celebre "galleria delle battaglie",
le cui pareti furno affrescate tra il 1585 e il 1591 dagli
artisti genoveesi Fabrizio Castello, Nicolò Granello,
Lazzaro Tavarone e Orazio Cambiaso.
Un documento conservato presso l'Archivio di Stato di Genova
ci fornisce importanti particolari cirrca la costruzione della
galleria di Palazzo Principe. In data venerdì 2 Settembre
1594, maestro Battista Cantone fu Pietro e maestro Luca Carlone
di m.ro Domenico costruttori si obbligavano col principe Giovanni
Andrea ad eseguire i seguenti lavori: "Attaccato al palazo
di Fassolo dalla parte da ponente una Galàrea di lunghezza
di palmi 130, e larga 25 netta e alta 24 e sopra essa le stantie
che ci potranno capire comforme al modello fatto, dovendo
continuarsi questa fabraca a l'altezza e proportione del restante
del d.o palazzo. In capo di d.a Galarea verso ponente hanno
da fare una lòbia (loggia) coperta con sue colonne
e balaustri di °rmoro bianco...; e da levante di d.a lobia,
una stàntia, con una Cappella tutto alla forma del
modello firmato de Petro Serra che se gli è dato"
(Alfonso 1985).
Il nobile Pietro Serra, che firma il modello per accettazione,
è il rappresentante del principe ed è citato
in un gran numero di contratti di questo tipo, tra cui le
scritture relative ai lavori della villa Doria a Pegli e della
chiesa di San Benedetto, attigua a Palazzo del Principe. Il
documento prosegue specificando che si utilizzerà per
la costruzione una "muraglia" preesistente sul lato
nord, mentre a sud saranno impiantati pilastri di sostegno
nel "giardinetto", e che "l'astreghi"
(i lastricati) dovranno essere "battuti" (l'attuale
pavimentazione in marmo è ottocentesca) negli spazi
interni, mentre nella loggia e nella terrazza dovranno essere
collocati "ottangoli negri e quadretti bianchi",
tipologia ancora esistente anche se parzialmente di restauro.
Il contratto stabilisce inoltre che i lavori debbano essere
terninati entro il luglio 1595. E' previsto l'uso di schiavi,
pagati 10 soldi ciascuno d'estate, 8 d'inverno. La volta della
galleria è caratterizzata da una struttura decorativa
impostatra su "quadri riportati" centrali, lunette
e larghi peducci: viene quindi adattata alla dimensione ed
alla forma specifica dell'ambiente dla partizione tipica delle
camere aggiunte al tempo di Giovanni Andrea sui due lati del
palazzo. La porzione iniziale della volta, sul lato di levante,
è stata distrutta durante la seconda guerra mondiale
nel corso di un bombardamento. Ne è stato di recente
operato il restauro architettonico; la maggior parte della
decorazione di questa zona è purtoroppo andata perduta
in maniera non recuperabile.
|