| L'uso di rivestire di arazzi le pareti delle
dimore aristocratiche ha conosciuto a Genova notevole e precoce
fortuna, anche in conseguenza degli stretti legami economici
che dal XIV secolo univano la città con le Fiandre,
sede della più importanti manifatture specializzate
in questo tipo di produzione. Palazzo del Principe costituisce
un nodo importante anche dal punto di vista della storia del
collezionismo di "tapesarie". Nell'inventario dei
beni di Andrea Doria stesso in occasione della sua morte (1560)
sono elencati circa duecento "panni", alcuni dei
quali tessuti su disegno di Perin del Vaga, parte integrante
del monumentale progetto di autocelebrazione rappresentato
dal palazzo di Gassolo. Giovanni Andrea Doria arricchì
ulteriormente, attraverso importanti commissioni, l'imponente
patrimonio di arazzi ereditato da Andrea. A causa di molteplici
dispersioni e divisioni ereditarie, l'unica serie di cui si
possano ammirare uniti quasi tutti gli elementi è quella
della Battaglia di Lepanto, che solo recentemente è
tornata ad essere esposta nella dimora genovese per la quale
era stata tessuta, dopo un lungo trasferimento presso il palazzo
Doria Pamphlij di Roma.
Le serie celebra "l'evento militare del secolo XVI,
nel Mediterraneo, che ebbe maggiore risonanza" (Braudel):
la vittoria riportata dalla flotta cristiana su quella turaca,
all'entrata del golfo di Lepanto, il 7 ottobre del 1571. La
battaglia segnò il successo della "Sacra Lega"
stretta il 20 maggio dello stesso anno tra la Spagna, il Papato
e Venezia, auspice il papa Pio V, in un clima di craciata
contro gli infedeli, ed effettivamente interruppe l'ormai
decennale supremazia turrca sui mari.
L'insieme comprendeva sei grandi panni raffiguranti altrettante
scene del viaggio dell'armata cristiana e del combattimento,
nonchè tre "tramezzi" (elementi lunghi e
stretti che venivano collocati tra le finestre con personificazioni
allegorche delle potenze alleate della Sacra Lega (Spagna,
Roma, Venezia). Due soprafinestre krecanti lo stemma dlla
casata completavano la serie. IL tramezzo raffigurante la
Spagna è conservato in altra collezione privata, delle
due soprafinestre è ignota l'ubicazione. Tutti gli
altri pezzi sono oggi esposti nella Galleria di Giovanni Andrea.
La sequenza degli episodi rappresentati ha inizio con La
partenza da Messina della flotta Cristiana (I); seguono la
Navigazione lungo le coste calabre (II), l'Incontro delle
flotte nemiche (III), Combattimento e vittoria della flotta
cristiana (IV), la Fuga delle sette galee Turche suerstiti
(V) e il Rientro della flotta vittoriosa a Corfù (VI).
Le scene di battaglia sono racchiuse entro finte cornici architettoniche
costituite da un basamento, che reca una didascalia affiancata
da figurazioni allegoriche, e da nobili colonne su cui poggiano
figure femminili simboleggianti le vitù necessarie
al conseguimento della vittoria e la fama che da questa deriva:
si noti ad esempio, nel secondo arazzo della serie, al Vigilanza
contraddistinta dai tipici attributi del gallo, del leone
e della gru che regge un sasso nella zampa una precisa illustrazione
degli elementi che debbono connotare questa figura secondo
la tradizione raccolta qualche anno dopo dalla descrizione
dell'Iconologia di Cesare Ripa (I edizione 1593), il "
manuale di immagini" più diffuso alla fine del
XVI e nel XVII secolo. Domina tutte l e scene l'aquila araldica
dei Doria, sorretta da putti alati.
La serie fu commissionata da Giovanni Andrea Doria, che a
Lepanto aveva comandato il "corno" destro della
flotta cristiana, a futura memoria del suo ruolo nell'importante
occasione e probabilmente anche quale difesa contro le critiche
rivolte soprattutto dai Venerazioni al comportamento da lui
tenuto durante lo scontro.
Nel 1581-82 Lazzaro Calvi ( 1512-1603) Eseguì sei disegni
preparatori e luca Cambiaso (1527-1585) - ilmaggiore protagonista
della pittura del secondo Cinquecento genovese, dalla formazione
sui grandi esempi romani alle esperienze degli ultimi anni
trascorsi al servizio di Filippo II - Realizzò alcuni
cartoni di preparazione, detti "patroni", per la
serie.
I "patroni" furono poi inviati a Bruxelles dove
gli arazzi furono tessuti, come mostrano le marche presenti
sugli stessi, recenti la doppia B e o scudo adottati dalla
città dopo il 1528 (Boccardo 1986). Nel 1591 la serie
completa degli arazzi giunse a Genova.
Si conservano a Palazzo del Principe i cartoni di preparazione
ralativi alla porzione centrale del III e IV panno della serie
(rispettivamente l'Incontro delle flotte nemiche e la Battaglia)
ed una metà del cartone per la scena centrale dell'ultimo
episodio, il Rientro a Corfù. Naturalmente, a causa
delle tecniche della tessitura, le scene raffigurate sugli
arazzi risultano speculari rispetto a quelle dei cartoni.
I "patroni" hanno subito varie vicissitudini. Ricordati
in un inventario del 1620 (trent'otto pezzi di carta dipinta...
con l'Historia della Battaglia navale) essi sono stati poi
incollati su ante d'armadio (è ancora visibile la lacuna
della toppa) e confusi con scene dell'Assedio di Corone dipinte
da Lazzaro Calvi su " armari della Gardarobba",
sino al riconoscimento della loro iconografia e della loro
funzione operato dal Boccardo.
I documenti pubblicati nel secolo scorso dal Merli e dal
Belgrano registrano pagamenti a Luca assai più consistenti
di quelli fatti al Calvi, del quale sono citati sei disegni.
Poichè da un punto di sta stilistico rimandano all'invenzione
cambiasesca la raffinata cornice che inqadra le scene di battaglia
e le personificazioni delle petenze della Sacra Lega raffigurante
sui "tramezzi", mentre risulta ad essa estranea
la minuziosa descrizione degli scontri di galee, è
probabile che il ruolo dei due artisti sia stato ben distinto:
a Lazzaro spetterebbero quindi i disegni delle battaglie vere
e proprie, apunto sei scene, coerentemente con quanto indicato
dai documenti, delle quali alcune ancora conservate, comea
ccennato sopra; a Luca la preparazione dei cartoni, purtroppo
perduti, per tutto l'apparato decorativo.
E' opportuno ricordare che al Luca Cambiaso e ai suoi aiuti
si debbono anche le sei grandi tele con scene della battaglia
di Lepanto sovrastate da figure allegoriche piuttosto vicine,
come scelta e descrizione delgli episodi rappresentati, agli
arazzi di Palazzo del Principe, poste sulle pareti della Galleria
del Re nel "Palacio De verano" del monastero di
San Lorenzo de El Escorial, monastero per la cui decorazione
il Cambiaso, chiamato da Filippo II, lavorò dalla fine
dell'ottobre 1583 alla morte, avvenuta nel settembre 1585
(Magnani 1995).
La rappresentazione della battaglia di Lepanto conobbe del
resto grande fortuna presso tutte le potenze della Sacra Lega:
a Genova, accanto agli arazzi voluti dal Doria, citiamo il
significativo esempio della serie di affreschi commissionata
da Ettore Spinola, che a Lepanto aveva comandato la "Capitana"
della Repubbilca di Genova, inserita nello schieramento centrale
della flotta cristiana, per il suo palazzo di Strada Nuova
(Palazzo di Angelo Giovanni Spinola), in cui pure è
seguita, per con qualche variante, la scansione di episodi
presente nella serie di panni tessuti per Giovanni Andrea.
Secondo i documenti che registrano il pagamento degli autori
dei cartoni, la serie risulta inizialmente destinata ad ornare
la sala principale dell'appartamento di levante di Palazzo
del Principe (la "sala di Enea" decorata dalla perduta
raffigurazione periniana di Nettuno che placa le onde dopo
il naufragio dell'eroe), in sostituzione della serie con Storie
di Didone approntata al tempo di Andrea. Un inventario del
1741 ci informa che gli arazzi della Battaglia di Lepanto
erano a quella data abitualmente utilizzati per parare la
Sala dei Giganti.
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