Palazzo del Principe


 
La Storia
La Relazione Tecnica
Le foto prima e dopo il restauro
Perin Del Vaga
Atti di Perin del Vega
Un palazzo ornato di stucchi e di pitture a fresco, a olio e d’ogni sorte
La gloria dei Doria
La Relazione Tecnica

OGGETTO
Dipinti murali e stucchi della “Loggia degli Eroi”: Palazzo del Principe, Genova

ATTRIBUZIONE
Dipinti attribuiti a Pietro Bonaccorsi detto ”Perin del Vaga”, stucchi attribuiti a Perin del Vaga e Luzio Romano (Sec. XVI, intorno al 1530-31).

DESCRIZIONE/ICONOGRAFIA

La Loggia degli Eroi presenta un ricco apparato decorativo costituito da dipinti murali e stucchi;gli stucchi ornano fittamente le cinque volticelle che sormontano l’ambiente, il quale, attraverso cinque archi su colonne ,si apre a sud verso il mare.
Al di sopra di uno zoccolo in finto marmo non originale alto cm.92,sono dipinti i più famosi condottieri membri della famiglia Doria.La cornice soprastante porta l’iscrizione latina”PRAECLARE FAMILIAE MAGNI VIRI MAXIMI DUCES OPTIMA FACERE PRO PATRIA”.
Gli Eroi Doria rappresentatati da ovest verso est sono: ANSALDO, OBERTO, CORRADO, LAMBA, ROSSO, ODOARDO, FILIPPO, PAGANO, LUCIANO, PIETRO, ANTONIO, TOMASO.
Sopra le porte piccole sono rappresentate le quattro allegorie della Fama recanti il motto”BENE MERENTIBUS”.
Le lunette sono tutte dipinte con putti, ghirlande di fiori e frutta ed emblemi navali, tranne quella sovrastante l’accesso dallo scalone la cui decorazione è limitata ad una ghirlanda.
Le lunette delle pareti brevi ovest ed est, rispettivamente recano coppie di figure maschili e femminili semiadagiate.

La volta è divisa in cinque campate coperte da volticelle a vela;ogni volticella presenta partizioni geometriche contenenti ricche decorazioni a bassorilievo in stucco e dipinti.In particolare in ognuno dei cinque medaglioni ottagonali al centro delle volticelle si leggono altrettanti episodi di patriottismo romano.Scorrendo la lettura da ovest verso est sono raffigurati:
- ORAZIO COCLITE IN DIFESA DEL PONTE SUBLICIO
- TITO MANLIO TORQUATO SI VOTA AGLI DEI
- MARCO CURZIO SI GETTA NELLA VORAGINE
- FURIO CAMILLO AFFRONTA BRENNO
- MUZIO SCEVOLA DIMOSTRA IL PROPRIO CORAGGIO A PORSENNA

Solo in due delle volticelle sono presenti piccoli riquadri dipinti; nella prima volticella verso ovest, che di seguito chiameremo “1° campata” (proseguendo la numerazione con le successive andando verso est -scrivendo in numeri e non in caratteri per meglio evidenziarle-) sono presenti quattro riquadri raffiguranti “Le Verità” o, a seconda delle interpretazioni,”Quattro storie di Venere e Amore”.
Saltando tre campate e andando alla 5° ed ultima della Loggia, troviamo altri quattro riquadri raffiguranti “La Fama portata in trionfo da geneietti e puttini “ e “Puttini che giocano con insegne e spoglie guerresche”.

Nelle decorazioni plastiche delle volticelle sono rappresentate , oltre a motivi floreali, fitomorfi, antropomorfi ed animali, anche motivi allegorici a rilievo contenuti in alcune riquadrature della 2° , 3°e 4° campata.
Nella 2° campata quattro quadrature contengono rilievi in stucco raffiguranti “La Pace che brucia le armi”,”La Vittoria che scrive i fasti”, “La Concordia” ed un’altra allegoria non identificata.
Nella 3° campata, ovvero quella centrale della Loggia, sono presenti, ampi spazi esagonali irregolari, contenenti quattro grandi figure in stucco che rimandano ai Quattro Elementi: Nettuno (Mare),Diana Efesia (Terra) Apollo(Fuoco) Diana Luna (Aria).
Nella 4° campata, sempre entro riquadrature, sono raffigurati puttini che trasportano armi verso il fuoco purificatore.

TECNICA DI ESECUZIONE: STUCCHI

Gli stucchi erano realizzati in malta di calce e polvere di marmo secondo la ricetta di Giovanni da Udine .A questo proposito si veda l’allegato sulle indagini chimiche curate dal Prof. P.Bensi.
Per non fare ritirare e fessurare l’impasto veniva aggiunta paglia fine, che stata notata in molte parti di modellato aggettante.
Le parti del cantiere eseguite a stampo erano sicuramente quelle legate a motivi ripetitivi, come le cornici ad ovuli, per le quali venivano eseguite colate in apposite forme , probabilmente lignee, successivamente applicate al muro (a questo proposito è stato offerto un contributo dal Maestro Mario Fogliata durante la sua Conferenza a Palazzo del Principe del 20/06/2002).
Le parti eseguite a mano libera erano indubbiamente più cospicue ;le ghirlande con fiori e frutta venivano applicate su apposite strutture portanti, in malta di calce spenta e sabbia, a forma di cordolo, applicando poi le foglie ed i piccoli frutti uno ad uno con le dita ed una spatola, calibrandone correttamente il peso, poiché non vi era armatura interna.
Le figure tridimensionali a rilievo erano realizzate con armature interne di chiodi in ferro, quando l’aggetto lo rendeva necessario.La malta impiegata era stesa in più strati, i più profondi in calce spenta e sabbia, i più esterni in calce spenta e polvere di marmo .
Quando si raggiungeva la superficie da modellare ,venivano impiegati vari attrezzi, di cui si è trovata traccia soprattutto osservando la 2° campata: piccole spatole metalliche, che in punta avevano una larghezza dai 3mm agli 8mm, bastoncini in legno per eseguire occhi, bocche, narici orecchie, capelli ,particolari di abiti, corazze;infine utilizzo anche delle dita.. Questi attrezzi venivano impiegati sia per realizzare le figure più aggettanti che per quelle bidimensionali contenute nelle specchiature esagonali irregolari.
Riguardo a queste ultime il disegno preparatorio per stabilire dove posizionare i rilievi era tracciato velocemente a sanguigna sull’intonaco liscio, come ritrovato nella spaziatura esagonale irregolare nord-ovest della 2°campata.Potevano essere usate anche incisioni.

La superficie esterna delle figure da lasciarsi bianche era resa liscia e lucente da un’accurata lucidatura meccanica,ma non si esclude la stesura di un prodotto finale,di cui però non è stata trovata traccia nelle analisi chimiche.
A causa delle condizioni conservative, solo una delle figure angolari della quarta campata ha permesso di osservare la superficie esterna ancora integra, levigatissima e lucidata, sul viso e panneggio della figura femminile dell’angolo nord-ovest.
Probabilmente la lucidatura, trovata così raramente, non doveva riguardare la totalità delle superfici bianche modellate ma essere limitata ad alcune zone, nella ricerca di effetti differenziati (per es. le ghirlande a fiori e frutta non dovevano essere forse lucidate) e addirittura essere calibrata differentemente all’interno di una stessa figura.
I fondi originali degli stucchi, come si ripeterà più approfonditamente, erano realizzati alternativamente con stesure pittoriche nere oppure con dorature.
Al termine dei nostri sondaggi si è potuto definire che i fondi cromatici neri erano realizzati a intonaco ormai asciutto, dopo che il rilievo in stucco era stato completato (le parti di rilievo cadute svelavano ,infatti, il fondo bianco di malta).
Si trattava di una pittura a tempera di cui non ci è noto il legante, ma che poteva verosimilmente essere di tipo proteico.
I fondi dorati erano eseguiti a foglia ; a causa della pressoché totale perdita della lamina metallica (l’unico punto dove questa era visibile era nella seconda campata,come in seguito verrà descritto)
non è stato possibile prendere prelievi per analisi.E’ certa la presenza di un colore preparatorio rosso-arancio rilevato ovunque, ma non vi sono ulteriori dati sul metodo di doratura.
Sulle dorature delle spaziature esagonali irregolari e riquadrature della 2° e 4° campata era prevista una decorazione a mattoncini, di impronta raffaellesca, realizzata pittoricamente con un pigmento bruno( si veda anche il paragrafo”Stato di conservazione”) previa impostazione dei mattoncini stessi attraverso sottilissime e precise incisioni (in genere tracciate con righello, talvolta a mano libera).Non è chiaro in che momento del lavoro del doratore le incisioni venissero eseguite.
Si è potuto invece osservare, come del resto ovvio, che la doratura ed i mattoncini venivano eseguiti quando il rilievo in stucco era completato.
Non è chiaro l’effetto che si potesse ottenere, ma si è notato che oltre alla doratura sui fondi vi erano anche tracce di disegno che intenzionalmente prolungavano gli elementi naturalistici in stucco a rilievo (alberi) verso il fondo delle riquadrature, creando motivi con fogliame (plausibilmente dipinti) che evidentemente si abbinavano ai fondali dorati a mattoncini.La buona esecuzione di questi fogliami non faceva, infatti, pensare a rifacimenti ma a disegno originale.
A riguardo della già citata 2° campata qui è stato notato un modo di realizzare le figure piuttosto inconsueto rispetto alle altre campate, a sottolineare la presenza di più mani nel cantiere.
Le decorazioni plastiche in linea generale sono di maggiore raffinatezza nelle prime tre campate da ovest (ma le condizioni conservative non ci permettono di valutare con precisione la qualità delle restanti due campate) e la differenza di mano più rilevante all’interno di queste tre si nota nella 2° campata, nella spaziatura esag.irreg.di nord ovest, dove vi sono parti abbozzatissime (visi delle due figure maschili) e parti di modellato appiattite e geometrizzate con la spatola.Il modo di geometrizzare sia i profili che i volumi si ritrova in un dettaglio della lunetta dipinta prospiciente la seconda campata (corrispondenza tra la manina di un putto reggimensola in stucco della spaziatura esag.irreg.nord-ovest e una mano di putto dipinto nella lunetta).
Un ultima osservazione riguarda la sequenza operativa adottata da P. del Vaga e collaboratori nelle volticelle, osservata nella 5° campata. Dopo l’impostazione della volticella, sembrerebbero eseguiti prima le ghirlande a fiori e frutta a rilievo, poi gli intonaci delle fasce verdi, in calce e sabbia, che ospitavano le grottesche( i verdi,tra l’altro, appaiono plausibilmente carbonatati).
Andando verso la lunetta del lato est segue l’esecuzione della fascia piana in stucco contornante la lunetta e per ultime le figure angolari,in questo caso le aquile.
Si può supporre che i rilievi in stucco,o molti di essi,fossero realizzati per primi ; seguiva poi l’esecuzione degli interspazi, come logico, con immediato completamento pittorico delle grottesche; forse più o meno contemporaneamente vi era anche il completamento delle policromie e delle dorature degli stucchi, quando questi, eseguiti per primi, erano ormai asciutti.
Si procedeva, inoltre, dal soffitto verso il basso.


TECNICA DI ESECUZIONE: DIPINTI

La tecnica utilizzata per i dipinti murali si è subito rivelata non essere a buon fresco:i dipinti murali della Loggia apparivano eseguiti con una materia pittorica talora corposa, con pennellate a rilievo e zone risolte con una lavorazione pittorica lenta e ricca di dettaglio, piuttosto che rapida e sommaria come è caratteristico del dipingere a buon fresco.
Sui colori di base, a seconda delle zone venivano eseguiti raffinati completamenti a velatura, ombreggiature eseguite a tratteggi incrociati con colore liquidissimo, lumeggiature a corpo.La gamma cromatica era estremamente brillante, spesso audace. Alcuni elementi tecnici, quali la presenza di sovrapposizioni di intonaco assimilabili a “giornate” potevano creare perplessità,ma la tipologia della pittura impediva di ipotizzare un’esecuzione a fresco.
Al termine dell’ intervento di restauro, se si è fatta chiarezza su alcuni elementi molto rimane ancora da scoprire sulla tecnica esecutiva di questo ciclo pittorico; una tecnica che in realtà assomma un ventaglio di soluzioni diverse zona per zona per raggiungere gli effetti pittorici desiderati, nell’ambito di un cantiere contenente soluzioni formali e cromatiche di gusto già manierista.
Due visite in cantiere di un esperto di tecniche artistiche, il Dott. Vincenzo Gheroldi, hanno permesso di rilevare alcuni dati che potrebbero essere in futuro ulteriormente approfonditi eseguendo una campagna di studi dedicata alla sola tecnica esecutiva dei dipinti della Loggia.
Tra i dati fondamentali l’esistenza di alcune parti realizzate con la tecnica della pittura su scialbo,citata, anche se in termini negativi, da G.B. Armenini nel “De’ veri precetti della pittura”.
Descritta dall’Armenini quasi come un espediente che consentiva di imitare l’affresco senza intercorrere nelle sue difficoltà esecutive e fuggendo dall’ assorbimento da parte dell’ intonaco fresco delle prime stesure di colore, è stata recentemente fatta oggetto di studio, di riflessione sulle tecniche realmente in uso nel cinquecento ed è stata rilevata in molte pitture murali dell’ area lombarda e bolognese.
(Si vedano per questo gli articoli di V.Gheroldi “Destrezza,cartone, pittura su scialbo”, “Una scelta tecnica di Callisto Piazza-Il ciclo di San Rocco a Dovera e le pratiche di pittura su scialbo nel 1545-“ e“Finiture murali di Paolo da Caylina il Giovane-Tre note tecniche sull’Adorazione di Cristo eucaristico del Coro delle Monache di Santa Giulia a Brescia”).
Tale tecnica veniva realizzata eseguendo sull’intonaco ormai asciutto (o presumibilmente asciutto) una sottile stesura di latte di calce, condotta con pennellate adeguate alle forme che si volevano rappresentare.
Asciugato tale scialbo si poteva procedere alla stesura pittorica vera e propria che, essendo realizzata a calce o a tempera, presumibilmente non portava a vera e propria carbonatazione del pigmento ed evitava l’azione di sbiadimento dei colori dovuta alla calce, a tutto vantaggio della loro brillantezza.L’ Armenini , riferendosi ai pittori che la esercitavano scrive”e dicono ancora che fa buttare più allegri i colori quando la calcina è asciutta.”
Questa tecnica potrebbe essere stata verosimilmente impiegata negli incarnati di alcune figure degli Eroi, forse in tutte; è stata evidenziata a luce radente grazie alle lacune di pellicola pittorica in cui il distacco dello strato cromatico lasciava intravedere questa preparazione a scialbo bianco sottostante
(Si veda per questo la comunicazione di V.Gheroldi in occasione della giornata di studi del 28/10/03).
Per ottenere brillantezza anche nei colori scuri, notoriamente penalizzati dall’interazione con la calce che tende a conferirgli una tonalità grigiastra, la soluzione tecnica da adottare nelle aree che si volevano nere poteva essere quella della tempera ad uovo.Anche in Loggia è parsa in uso questa soluzione negli sfondi neri delle lunette .
Sempre in una delle lunette stato osservato l’uso di cartoni, usati due volte ribaltandoli ( lunetta della prima campata a ovest).
I cartoni erano probabilmente riportati ad incisione, nelle lunette come in ognuna delle figure degli Eroi poiché ,come descritto da V.Gheroldi in”Destrezza,…..” permettevano di non perdere i segni guida quando si realizzava una stesura più volte ripresa con segni corposi, mentre il riporto a spolvero, che veniva cancellato dalle sovrapposizioni di colore, era riservato a figure più marginali (è stato infatti visto nelle piccole figure degli ottagoni) dove la tecnica prevedeva stesure leggere e completamenti poco elaborati.Spolvero è stato notato per esempio sul muso e sulle zampe del cavallo raffigurato nell’ottagono della campata centrale.
Sempre qui si osservavano incisioni indirette sulle architetture e incisioni dirette su cavallo e criniera.
Rispetto all’ esecuzione dell’intonaco veniva seguito il consueto criterio di impiego di una malta in calce spenta e sabbia, stesa sul supporto murario in laterizio.
Osservando le lacune presenti sulla parete nord della Loggia,dove sono raffigurati gli Eroi Doria, si sono potute osservare due stesure di intonaco sopra al mattone:un primo arriccio in calce spenta e sabbia di granulometria media con inclusi prevalentemente di colore nero e verde,di circa 1.5cm di spessore.Successivamente un intonachino sottile di 5mm di spessore, in calce spenta e sabbia fine.
La situazione sembra ripetersi in tutta la parete più o meno similmente ,salvo per qualche variazione nella grandezza dell’inerte.Soltanto vicino alle porte compare una situazione molto differente che non si ripete mai al centro della parete; infatti, vicino all’innesto delle porte, pezzi di mattone vengono usati come inerti grossi della malta ed affiorano fino quasi al livello della superficie dipinta.
Il tipo di mattone osservato è pieno, chiaro, di colore tendente al giallo internamente e più arancio esternamente(cottura).
Come sequenza supponiamo che sugli intonaci della parete degli Eroi una volta tracciate le incisioni guida delle cornici architettoniche e riportati i cartoni degli Eroi siano stati dipinti prima i fondi neri (poiché nero è il colore di base originale che precede l’azzurro originale dei fondi) .Dopo dovrebbero essere stati realizzati lo scialbo e la parte pittorica di ogni Eroe;infine sarebbe stata data la velatura azzurra al fondo, con funzione anche di raccordo.

STATO DI CONSERVAZIONE (PARTE GENERALE)

Le condizioni conservative di tutti i manufatti artistici presenti nella “Loggia” erano state fortemente influenzate da fattori ambientali quali le condizioni di temperatura ed umidità relativa dell’ aria e le escursioni a queste connesse, la differenza di temperatura ambiente/manufatto per cui erano stati più volte ipotizzati problemi di condensa, la mancanza di circolazione d’aria dovuta alla presenza di vetrate sigillanti poste fra le arcate.
Le vetrate,esistenti, inserite a partire dalla metà del sec.XIX e poi sempre mantenute (Intervento di A.Angelini del 1845) non impedivano l’irraggiamento diretto delle opere essendo ovviamente prive di filtri per i raggi ultravioletti ed innalzavano la temperatura dell’ambiente, fino a raggiungere picchi molto elevati nel periodo estivo.L’ umidità relativa dell’ aria era mediamente eccessiva, e subiva notevoli sbalzi, diurni, settimanali e mensili.NOTA1.
Le condizioni dei manufatti avevano anche risentito, sul lungo periodo, dell’ alternanza di presenza e assenza di vetrate nell’ambiente ; risultava prevalente il periodo di assenza di protezione, dalla data di esecuzione dei manufatti al 1845, e quindi molto lungo era stato il periodo di esposizione diretta dei manufatti alle piogge .

A questi fattori si aggiungeva la presenza, non recente ma avvenuta in più riprese, di infiltrazioni di umidità dall’alto,ovvero dai terrazzi soprastanti , che portava ad una cospicua formazione di subflorescenze ed efflorescenze saline (sali solfati, carbonati,cloruri,nitriti)sia sugli stucchi che sui dipinti murali .NOTA2

Si menziona anche la presenza di una antica stufa posta sul lato est (già segnalate dall’Angelini nella sua relazione del 1845) che in questa zona aveva causato un massiccio inscurimento di tutti i manufatti artistici e portato deposito di sostanze grasse con conseguenti macchie bruno-giallastre su dipinti e sugli stucchi, particolarmente sull’ultima lunetta dipinta del lato est e sulla volticella corrispondente (5°).

STATO DI CONSERVAZIONE STUCCHI (VOLTICELLE)

In relazione a quanto già detto sugli stucchi si riscontravano diffuse efflorescenze saline.
Inoltre congrui distacchi dei modellati applicati a mano,in particolare nelle ghirlande di fiori e frutta realizzate a mano libera, che erano molto delicate per via della tecnica di esecuzione stessa, basata sulla realizzazione di un supporto in malta di calce a forma di cordolo sul quale venivano schiacciate a mano le piccole foglie per farvele aderire.
Vi erano distacchi di altre porzioni di stucchi, nei bassorilievi a mano libera e nelle cornici a stampo (cornici ripetitive ad ovuli) e distacchi a carico degli intonaci delle volticelle.
La malta originale, particolarmente nella 4° campata da ovest, aveva problemi di decoesione e un’avanzata perdita di materiale, che si rifletteva sulla perdita di modellato.
In termini generali si può dire che la conservazione degli stucchi subiva un peggioramento graduale man mano che ci si spostava verso l’area est della Loggia; qui le cadute di stucchi erano maggiori, mancavano interi tratti di ghirlande a fiori e frutta e tratti di cornici ad ovuli; mancavano anche parti decorative eseguite a mano libera, sia nelle specchiature esagonali irreg.che nei punti di imposta delle volticelle, dove particolarmente critica era la conservazione di una delle aquile.
L’aquila sita nella 5° volticella, nell’angolo più esposto alle intemperie, aveva perso gran parte del modellato del corpo, portando a vista elementi propri della tecnica di esecuzione originale,che includevano l’uso di grossi chiodi in ferro rivestiti di corda per sostenere l’impasto nei punti più aggettanti e chiodi di minore grandezza per altre parti meno pesanti.
In generale tutti gli stucchi prospicienti il lato sud della Loggia (sottarchi delle volticelle, figure angolari) mostravano danni causati sia dalla esposizione all’ aperto che dai telai delle vetrate ottocentesche;i danni erano stati aggravati dall’ inserimento,nel corso del tempo, di nuove vetrate che erano andate a sostituire quelle rotte.
La presenza, già descritta , di un’antica stufa sul lato est, aveva comportato macchie giallo-brune molto penetrate nella malta degli stucchi, soprattutto nella 5°campata, che si sommavano a depositi atmosferici coerenti ed incoerenti.
Gli stucchi nell’area est erano attraversati da fessurazioni profonde di carattere strutturale, che raggiungevano anche i dipinti.
Ad inizio restauro è stato perciò effettuato un monitoraggio a cura dell’ Ing. E.Cabella della Ditta 4Emme, che ,attraverso l’inserimento di piccole spie adesivate agli intonaci in punti non decorati (indicati da chi scrive) ha controllato l’eventuale persistenza di movimentazioni a carico della struttura,stabilendone infine l’assestamento (Vedere allegati).
Contestualmente sono state svolte misurazioni dell’umidità superficiale degli intonaci, sia nelle volticelle che in parete, in modo da procedere al restauro in condizioni di muratura asciutta.E’ stato impiegato un igrometro digitale a contatto (Protimeter) verificando i valori in più riprese, anche in corso di restauro. NOTA 3

Nelle spaziature finora denominate “esagoni irregolari” (abbreviato “esag.irr.”),ed in altre rettangolari erano presente motivi decorativi in stucco che si stagliavano su fondi dipinti oppure su fondi dorati, a seconda della campata.
Dopo un lungo lavoro di sondaggio visivo ed a bisturi, che ha preceduto l’inizio del restauro, si è stati in grado di comprendere la sequenza e l’alternanza di colori e dorature in tutti i fondi delle le volticelle, fino a ristabilire i rapporti stucco-oro o stucco-colore originali.
La comprensione di questi elementi era ostacolata dai molti interventi di restauro effettuati, alcuni ormai ridotti a tracce di ridipinture frammentarie ed incomprensibili.(si vede il paragrafo specifico sia per la tecnica esecutiva sia per gli interventi di restauro del passato).
La conservazione dei fondi cromatici risultava fortemente compromessa dalle infiltrazioni di umidità, causa di cadute e mancanze del film pittorico.
La conservazione delle dorature per la stessa ragione era pessima e solo in due piccoli punti della seconda campata (tondi in stucco al centro delle spaziature esagonali irregolari) si potevano osservare frammenti dell’ oro in foglia, a luce radente.
In tutti gli altri punti in cui è stata definita la presenza di dorature,è stato rilevato il colore rosso –arancio di preparazione .
Nella 2° campata,che si conservava meglio della simmetrica 4°campata, sono state osservate incisioni sottilissime che tracciavano una griglia di mattoncini, ormai perduta quasi totalmente (riquadro con figura femminile allegorica al confine con la prima campata). Sempre nei piccoli tondi si notava la presenza superstite di tracce pittoriche brune,eseguite in punta di pennello,che rimarcavano tali mattoncini.

Per la localizzazione dei fenomeni di degrado si vedano sia la documentazione grafica che la relazione tecnica di F.Porzio e C.Spadaro, commissionata dalla Proprietà, ad integrare ulteriormente quanto detto.

La prima campata, restaurata nel 1983, non aveva fenomeni di degrado di grande rilevanza negli stucchi, salvo per la presenza di alcuni nuovi distacchi di intonaco, presenza circoscritta di efflorescenze saline legate a recenti infiltrazioni di umidità, distacchi di alcune parti del modellato in stucco delle fronde, deposito di polvere incoerente, danni agli intonaci del sottarco legati alla sostituzione del vetro della lunetta (fori, lacune).

STATO DI CONSERVAZIONE: DIPINTI

I dipinti, realizzati con una tecnica che avrebbe potuto dimostrare un’ottima durata nel tempo,a causa del percolamento di acqua infiltrata dai terrazzi , delle vicende belliche , del microclima ed altro ancora, avevano subito necessariamente molti danni conservativi, localizzati sulla parete nord della Loggia e ancora più gravemente sulle piccole porzioni delle pareti ovest ed est esposte all’aperto(“candelabre”).
Conservati bene al momento del nostro primo sopralluogo erano i dipinti compresi nella 1° campata, recentemente restaurata nel 1983, per la quale forniremo un’analisi specifica.
Escludendo per ora questa campata, dove i fenomeni di degrado erano contenuti, a partire dalla 2°campata inclusa, soprattutto a causa di successive ripetute infiltrazioni di umidità nel corso del tempo si erano manifestati danni crescenti man mano che si andava verso est.
Diffusi distacchi degli intonaci andavano crescendo man mano che si raggiungevano i dipinti compresi nella 4°e 5°campata, cioè quelli localizzati nella porzione di parete nord tra il grande portale in pietra di promontorio che dà accesso allo Scalone e l’ingresso all’appartamento di Peretta Usodimare.
Nei dipinti compresi nella 4° e la 5°campata tutti i fenomeni di degrado erano più spiccati ( come visto anche in merito agli stucchi delle stesse campate) e tale condizione si estendeva anche alla parete breve est (su cui è la porta di accesso all’appartamento di Peretta Usodimare) recante la figura di Tomaso Doria ed una candelabra. La candelabra ad inizio restauro appariva pressochè illeggibile e comunque frutto di più rifacimenti.
Nella 4°e 5° campata le infiltrazioni di umidità erano state, infatti, più cospicue ed anche più recenti, per cui sugli intonaci per esempio si riscontravano oltre a normali distacchi anche distacchi con deformazioni (lunetta con putti della 5°campata) e parti d’intonaco semistaccate e scomposte (lunetta con figure femminili semisdraiate sempre nella 5°campata).
Sempre nella 4° e 5°campata sui dipinti raffiguranti gli Eroi (da Filippo Doria a Tomaso Doria) erano presenti numerosissime cadute della pellicola pittorica originale corrispondenti ai segni di percolazione d’acqua.
Cadute di p.p. erano su parte dei fondali azzurri degli Eroi, su parte dei panneggi –il panno verde di Antonio Doria e il panno giallo della Fama adiacente- sull’incarnato della Fama stessa e di Pietro Doria e su molto altro ancora.
In relazione alla percolazione d’acqua nella 4° e 5° campata risultavano necessariamente perdute anche molte velature a secco, e tratteggi originali a secco; talvolta era sopravvissuta soltanto la stesura pittorica di base, come nel caso del corpetto giallo di Pietro Doria, del corpetto verde di Luciano Doria, delle calze, calzari e scarpe di tutti gli Eroi e di alcuni incarnati ( gambe e braccia di Luciano e Pietro Doria).
I dipinti della parete nord sottostanti la 1° e 2° campata permettevano spesso di rilevare le informazione pittoriche perdute nelle altre, poiché qui i completamenti pittorici più delicati ancora in buona parte sopravvivevano.
Il fenomeno di cristallizzazione di sali in superficie aveva causato, sempre riferendoci alla 4° e 5° campata, ulteriori lacune della pellicola pittorica, che avevano determinato aggravamento di perdita dei calzari degli Eroi, del loro piano d’appoggio, dei fondi azzurri, di parte dei panneggi, degli scudi, dei visi (Luciano Doria) delle capigliature (Luciano e Pietro Doria) etc. e della zoccolatura in finto marmo verde.
Sempre a questo fenomeno era dovuta la perdita quasi totale delle figure di putti e parte di fondo della lunetta della 4°campata; inoltre numerose figure di putti e di loro fondi su tre dei quattro riquadri dipinti della 5°campata ;sull’ottagono centrale della medesima raffigurante “Muzio Scevola …”;infine sugli ottagoni dipinti della 3° e 4°campata, con peggioramento in quest’ultima , pressoché illeggibile.

Patine bianche di efflorescenze saline erano presenti particolarmente sulla figura della Fama accanto a Tomaso Doria.

Nelle zone adiacenti alle porte, ovvero accanto alle figure di Filippo e Odoardo Doria, le lacune di pellicola pittorica dovute a cristallizzazione di sali erano molto vaste e avevano causato già in passato vaste mancanze di pellicola pittorica sui due panneggi delle figure,rispettivamente verde e rosato; danneggiati, in quelle zone, erano anche parte degli intonaci.


A partire dalla figura di Odoardo fino alle altre figure comprese nella 2° campata vi erano, come già detto, meno danni; si notavano minori lacune di pellicola pittorica create da cristallizzazione dei sali (benché notevoli cadute vi fossero state comunque sui calzari e sul loro piano d’appoggio) minori linee di percolazione d’acqua, pur essendo presenti anche qui danni alle gambe,nuovamente ai calzari degli Eroi, agli scudi, al corpetto verde di Odoardo Doria, ai gonnellini di Odoardo e Rosso Doria, al corpetto di Rosso Doria.

Per maggiore chiarezza ricordiamo che la 3° campata, che non è stata citata in quest’ analisi conservativa, corrisponde al vano scala, quindi non vi sono dipinti in essa comprese salvo un piccolo dipinto con motivi floreali, tra il timpano del portale e la volticella in stucco.
Tale dipinto, originale, era generalmente bene conservato.

Venendo ora ad altre cause di degrado su tutti i dipinti, in seguito a dissesti strutturali avvenuti in passato (vedere allegato sul monitoraggio delle fessurazioni a cura della Ditta 4EMME) era evidente la presenza di fessurazioni profonde con circostanti distacchi di intonaco in vari punti, particolarmente nella 1°campata sulla figura di Ansaldo Doria e sulla figura femminile sovrapporta ad esso vicina ; nella 5°campata sulla lunetta sovraporta con due figure femminili semisdraiate,fino a raggiungere gli stucchi della volticella stessa.
Le fessurazioni della prima campata si erano sviluppate di recente, ovvero dopo il restauro del 1983 ed anche per questo richiedevano un monitoraggio.
Fessurazioni di minore gravità attraversavano la figura di Pagano Doria ,interessando anche la volticella della 4°campata.
Anticipiamo che il monitoraggio, eseguito applicando minuscole spie in punti privi di pellicola pittorica, ha evidenziato come per le volticelle in stucco,la stabilizzazione di tali fessurazioni .

La presenza di una antica stufa posta in prossimità della 4° e 5° campata , in questa zona aveva causato un massiccio inscurimento di tutti i manufatti artistici e portato deposito di sostanze grasse con conseguenti macchie bruno-giallastre su dipinti e sugli stucchi, particolarmente sull’ultima lunetta dipinta della 5°campata (e sugli stucchi corrispondenti).

Si aggiungeva un lieve deposito di particellato atmosferico incoerente su tutti i dipinti.
Per cause accidentali erano presenti scolature di colore a calce su entrambe le figure della “Fama” della 4° e 5° campata.

In seguito a eventi di tipo storico erano presenti notevoli danni sui dipinti più accessibili da terra.
La presenza delle soldataglie tedesche (Lanzichenecchi) a guardia del Palazzo aveva comportato scritte graffite all’altezza dei calzari degli Eroi, tra cui la più antica è datata 1540 e si trova su Ansaldo Doria. Altre si sono aggiunte nei secoli successivi, dovute anche ad ospiti e visitatori,
con l’esito di grosso danno alla pellicola pittorica e intonaco di tutta la fascia più bassa dei dipinti della Loggia.

Gli eventi bellici del 1848 avevano a loro volta comportato ingenti danni ai dipinti da parte delle truppe dei Savoia, che avevano sparato dal mare vari colpi di arma da fuoco, creando altrettante caratteristiche lacune circolari d’intonaco sulle figure degli Eroi ; era statoinoltre sparato un colpo di cannone che aveva raggiunto la figura di Tomaso Doria, creando una vasta e profonda lacuna circolare; terminato l’attacco da mare i Piemontesi avevano invaso il Palazzo ed inferto graffi di lancia sui visi degli Eroi, che apparivano quindi segnati da lacune sia di pellicola pittorica che di intonaco.Talvolta i graffi più leggeri e superficiali ci permettevano di osservare la stesura di scialbo di calce sotto alla pellicola pittorica.

Verranno di seguito trattati gli interventi precedenti di restauro, di cui si possono accennare alcune conseguenze sul piano dela conservazione dei dipinti;in particolare il riferimento va all’ intervento di ridipintura dell’ Angelini, che aveva subito un pessimo destino conservativo nella zona della 4° e 5°campata, ad opera degli stessi fattori di deterioramento che avevano riguardato i dipinti originali.Si erano dunque venuti a creare sollevamenti delle ridipinture in quelle zone, cospicue cadute, alterazioni cromatiche dovute ai materiali impiegati.
Questo influenzava molto l’aspetto dei dipinti della 4° e 5° campata prima del restauro attuale e non permetteva di intuire la situazione dei colori originali sotto alle ridipinture (presenza-conservazione-recuperabilità).Invece le ridipinture della 2° campata ,meno interessate da umidità,si erano meglio conservate,erano adese al colore originale e cromaticamente poco alterate.
Questo dato di fatto aveva fatto preferire, nel 1983,il loro mantenimento nella 1°campata, poiché anche qui la conservazione delle ridipinture angeliniane era buona.


Nella 1° campata, restaurata nel 1983, al momento di inizio degli attuali lavori di restauro erano presenti efflorescenze saline nella zona della candelabra e ai piedi di Ansaldo Doria, ed entro i riquadri dipinti della volticella (“Quattro storie di Venere e Amore”) mentre non vi erano danni conservativi a carico della lunetta dipinta con due figure maschili semisdraiate.In questa campata si era manifestato qualche nuovo , limitato, distacco d’ intonaco,sia in prossimità delle fessurazioni strutturali già descritte (Ansaldo Doria e Fama ad esso adiacente) sia indipendentemente da queste, come conseguenza di infiltrazione di umidità.
Le reintegrazioni di restauro ad acquarello del 1983 apparivano talvolta sbiadite,anche a causa dell’ umidità ed in particolare erano discontinue dove era stato utilizzato il gesso come materiale di stuccatura, ovvero sulla lunetta con putti .
Salvo per il gesso,i restanti materiali di restauro impiegati ( per i consolidamenti d’intonaco, per le stuccature delle lacune di grossa entità e per la protezione finale dei dipinti) pur essendo attualmente superati non avevano portato conseguenze conservative;anche rispetto al protettivo, un metacrilato, le conseguenze di un uso copioso erano soprattutto di tipo visivo.

Zoccolatura:
La conservazione della zoccolatura non era molto buona, a causa sia dell’umidità, che aveva causato cadute del film pittorico (realizzato a secco), sia da ragioni accidentali/antropiche che avevano causato lacune della malta, talora molto profonde (angolo nord-est all’altezza del pavimento) talora superficiali.
Un perno esterno in ferro ossidato (posto vicino ad Ansaldo Doria) aveva portato una deformazione locale della malta.
La malta impiegata per la zoccolatura era in calce spenta e sabbia.

INTERVENTI DI RESTAURO PRECEDENTI: PARTE GENERALE

Sulla “Loggia” numerosi erano stati gli interventi di restauro del passato,talvolta connessi con il degrado dei materiali originali.In una breve sintesi il primo intervento noto riguarda l’apposizione di “panni di decenza” in gesso sulle figure ritenute meno decorose, eseguito presumibilmente nel sec.XVII da D.Parodi
Un secondo intervento era stato compiuto nel 1845 circa da Annibale Angelini, restauratore perugino di fiducia della Famiglia Doria che in quel periodo operava su moltissimi dei soffitti del Palazzo. L’Angelini ci ha lasciato,a testimonianza del suo intervento, una relazione tecnica estremamente scrupolosa ( valutata l’epoca ) ed una iscrizione in bronzina con la quale si è attribuito la paternità del restauro.
Osservando i dipinti l’opera di ridipintura da parte di Angelini era estesa,ma sugli stucchi era ancor più massiccia , pressoché totale (si vedano a proposito le foto di Archivio della Soprintendenza alle Gallerie del 1944) fatti salvi i dipinti degli “ottagoni”, dove egli si era contenuto allo stretto necessario
In volta come in parete le ridipinture, che Angelini effettuava con tempere a legante organico (probabilmente proteico) avevano subito un notevole degrado a causa dei fattori ambientali già descritti, sollevandosi, alterandosi cromaticamente e inscurendosi.
Laddove apparivano ben conservate, avevano per contro costituito un tenace ancoraggio con il materiale sottostante, se questo non era liscio ma poroso, causando problemi in caso di rimozione.
Supponiamo che Angelini sia intervenuto una seconda volta a distanza di pochi anni,specificatamente sui dipinti della parete nord, dove gli spari e i colpi di cannone legati ai Moti di Indipendenza del 1848, e nella fattispecie alle forze armate dei Savoia, avevano causato nuovi danni .Abbiamo infatti potuto ritrovare la materia pittorica e la modalità di stuccatura e reintegrazione che contraddistinguevano l’operato del restauratore perugino, sia nelle lacune dei panneggi (di cui la più rilevante, dovuta ad un colpo di cannone, su Tomaso Doria) che sui visi, dove graffi di lancia avevano parzialmente sfigurato gli Eroi.
L’intervento che aveva fatto seguito in ordine di tempo, era quello, gravemente distruttivo, del 1953-4.
Pur trattandosi di un’epoca recente, i principi applicati apparivano privi di attenzione alla materia originale:in questo intervento erano state infatti eliminate meccanicamente (forse con carta abrasiva) le ridipinture dell’Angelini poste nelle fasce decorative delle volticelle, che questi aveva decorato con minute grottesche.
Malauguratamente ,nell’ incauta rimozione, anche l’originale di Perin del Vaga era stato contemporaneamente rimosso, essendo tenacemente ancorato alle ridipinture.Dai pochi tasselli campione lasciati di restauratori del 1953-4 si poteva osservare come esistesse del materiale originale che non era stato riconosciuto, e che ora è andato per sempre perduto.

L’ultimo intervento eseguito in ordine di tempo era quello del 1983 , che aveva riguardato solo la prima volticella verso ovest e i dipinti murali ad essa corrispondenti.L’intervento, eseguito con criteri attuali, si presentava ben conservato e non richiedeva un ulteriore nostro intervento salvo per operazioni conservative localizzate (Direzione Lavori nel 1983 Dott.sa G.Rotondi Terminiello, Soprintendenza B.A.S. della Liguria. Restauratrice :Pinin Brambilla Barcilon. Finanziamento:Famiglia Doria Pamphilj).


INTERVENTI DI RESTAURO PRECEDENTI: STUCCHI

1) Intervento di apposizione di “panni di decenza”sui rilievi antropomorfi in stucco considerati indecorosi.Svolto nel sec.XVII ad opera di un abile artista (si sono ipotizzati D.Parodi o D.Piola) le fonti gli attribuivano un intervento censorio ma a carico delle figure femminili dipinte sui sovrapporta,dove invece non ci è risultato eseguito nulla;l’intervento di aggiunta dei panneggi è stato realizzato in gesso e riguarda tutte le figure femminili e alcune maschili.
2) Probabile intervento ottocentesco di ridipintura, non documentato dalle fonti né da disegni ma dedotto da alcune tracce pittoriche:sono stati notati frammenti di un colore giallo presente in alcune cornici della 4° campata che sono stati analizzato dal Prof.Bensi ( campione n° 6) e risultati come giallo di cromo-cromato di Pb- (uso,piuttosto limitato, a partire dal 1815) .
Inoltre nei fondi delle spaziature esag.irreg.della 2° campata e in molte cornici ad ovuli sono state trovate tracce di un colore violaceo che non è stato analizzato e potrebbe segnalare sia una perduta ridoratura che, secondo un’altra ipotesi, una stesura di bianco di Pb alterata, forse da usarsi come colore di fondo già da parte di Angelini.
Rispetto alla datazione si sa che nel 1805 tutti gli ambienti del Palazzo sono stati oggetto di un sommario intervento di ricoloritura per rendere più adeguata la dimora in occasione di una visita napoleonica.

3) Intervento attribuito ad Annibale Angelini (del 1845) comprendente ridipintura (verosimilmente con impiego di una tempera proteica, come già osservato nello Scalone del Palazzo) delle fronde in stucco,con un colore grigio chiaro,e dei fondi azzurri delle spaziature esag.irreg. della 1° e 5° campata , con azzurrite alterata in malachite.
Inoltre probabile ridipintura in tempera gialla dei fondi delle spaziature esag.irreg. della 4°campata, dove l’analisi (campione n° 7)non ha potuto chiarire la successione stratigrafica esatta per l’esiguità del campione,ma solo la presenza di un giallo differente dal precedente del campione n°6 poiché a base di ossidi di Ferro.
Rispetto al giallo del campione n°7 un contributo proviene dalla documentazione fotografica in bianco e nero dell’Archivio fotografico della Soprintendenza alle Gallerie della Liguria, dove nelle fotografie del 1944 si può ancora vedere l’intervento di Angelini bene conservato e proprio nei fondi delle spaziature esag.irreg.della 4° campata (così come nella 2°,sua simmetrica) vi è una ridipintura probabilmente gialla con una decorazione a mattoncini palesemente di rifacimento.
I mattoncini originali sono infatti molto precisi,piccoli e ortogonali fra loro, mentre questi, più grandi e imprecisi, hanno andamenti curvi.
I fondi invece delle figure femminili contenute negli spazi rettangolari della 2°campata recavano tracce di un bruno violaceo, sempre decorato a mattoncini e visibile nelle stesse foto d’archivio.
Altri bruni simili ma forse non tutti chiaramente ricollegabili a questa fase d’intervento sono stati trovati nelle cornici ad ovuli e sopra ai panni di decenza.
Ad A.Angelini si deve anche la ripresa con bronzina di alcuni motivi in stucco posti all’incrocio delle fronde e sugli ovuletti, per similitudine con il suo operato in altri ambienti del Palazzo e nello Scalone.
Inoltre la ricostruzione in gesso di alcuni modellati delle figure angolari della 3°campata ed intere teste e piumaggi di aquile nella 1° e5°campata.
Sempre all’Angelini era dovuta la ripresa pittorica di tutte le decorazioni a grottesca delle fasce piane delle volticelle,che è stata ritrovata solo in minime tracce poiché rimossa nel 1954.Qui si suppone un uso parziale di mascherine, come visto in altri ambienti del Palazzo.
Inoltre Angelini aveva operatola ripresa pittorica di alcuni dettagli dei dipinti degli ottagoni, con episodi di patriottismo romano.Qui il restauratore si era limitato a poche pennellate di rinforzo,in particolare ai blu dell’ottagono della 3° campata,rinforzate con azzurrite,al manto appeso all’albero della 5° campata,con margine di dubbio negli scuri del drappo e dello scudo della figura della 3° campata e ,sempre qui, alcuni tocchi sul giallo.
Sulle cornici degli ottagoni era presente un motivo decorativo avente come colore di fondo un violaceo, che era pensabile attribuire a questo restauro.
L’analisi effettuata da Prof.Bensi (campione n°10)che ha rilevato l’uso di minio,ha aperto due ipotesi, per cui non è possibile fornire un’interpretazione certa a riguardo.
Un analogo colore violaceo è stato ritrovato nei fondi delle aquile della 1° campata, dove in realtà l’autore aveva previsto doratura, a sostenere l’ipotesi di un intervento angeliniano anche sulle cornici degli ottagoni.
4) Intervento del 1954. L’intervento non è stato accompagnato da documentazione tecnica; vi erano però molte fotografie in bianco e nero dell’Archivio fotografico della Soprintendenza alle Gallerie della Liguria, scattate nel settembre 1954, in cui l’intervento sembrava essere da poco iniziato, in quanto permanevano le ridipinture angeliniane ma erano state già montate impalcature dalle quali scattare le fotografie ; appoggiate su esse vi erano attrezzi di restauro .A dire il vero la datazione della fotografia raffigurante proprio le impalcature e gli attrezzi era contrassegnata da un punto interrogativo, ma solo sul mese (settembre) e non sull’anno.
In un’ altra fotografia conservata nello stesso Archivio, scattata nel settembre 1944 e facente parte di una documentazione in bianco e nero delle volticelle eseguita in quell’anno, si leggeva la didascalia ”prima del restauro”, a far pensare a un’imminenza del medesimo nel ‘44, ma a giudicarsi dalle condizioni dei manufatti fotografate dieci anni dopo, tale intervento non deve essere stato immediatamente eseguito.
Probabilmente. però, anche in quell’anno era presente una impalcatura,o forse un trabattello,da cui eseguire le fotografie, che sono riprese da vicino.
L’operazione più chiaramente effettuata nel verosimile intervento del 1953-4 è stata la rimozione meccanica delle grottesche angeliniane , che è stata desunta osservando la successione degli strati pittorici, le condizioni dei medesimi e, per collocarla nel tempo, anche la documentazione fotografica e i disegni d’epoca.
Nella fotografia con gli attrezzi disponibili sulle impalcature , appaiono rudimentali contenitori in latta, spugne naturali, piumini per la polvere etc., non chiaramente collegabili agli attrezzi che dovevano essere stati impiegati nella fase di rimozione.
Come già accennato insieme alle ridipinture erano stati anche eliminati, a nostro avviso, i frammenti originali delle grottesche di Perin del Vaga, forse per il forte ancoraggio tra i due strati pittorici che superava quello dello strato originale con l’intonaco.In base alla difficoltà dell’ azione piccoli residui non rimossi erano rimasti diffusamente sparsi in tutte le zone.
Osservando i particolari del tassello superstite lasciato sulla fascia verde del sottarco sud della 5°campata, si vedono pennellate di impronta angeliniana (viso della protome femminile) accanto a pennellate di migliore qualità pittorica (puttino) che non sembra azzardato attribuire a Perin del Vaga.
Anche nel sottarco sud della 4°campata sono rimaste tracce di colore bianco che parrebbero connotare un viso od una maschera presumibilmente originali, accanto ad un muso di gatto angeliniano.
Alcune tracce di collante probabilmente vinilico, impiegato per rincollare foglioline in stucco cadute nella 3°campata, potrebbero appartenere a questa fase, così come a quella successiva ,benché questa fosse limitata alla sola 1°campata.
5) Intervento di restauro del 1983 (restauro di Pinin Brambilla Barcilon, diretto dalla Dott.sa G.Rotondi Terminiello per la Soprintendenza B.A.S. della Liguria).
Sugli stucchi della 1° campata sono state effettuate operazioni di tipo conservativo con impiego di materiali descritti nella scheda di restauro in “ Raffaello e la cultura raffaellesca in Liguria” catalogo della mostra,Genova 1983.
Il criterio adottato rispetto agli interventi storicizzati è stato quello dell’alleggerimento con sostanziale mantenimento delle ridipinture angeliniane sugli stucchi, sia quindi del grigio delle fronde che dell’azzurrite alterata nei fondi delle spaziature esag.irreg.
La bronzina alterata è stata anch’essa sostanzialmente mantenuata .
Tutte le ridipinture sono state accordate ad acquarello in fase di reintegrazione pittorica,eseguendo velature in sottotono.Non è stato ricercato il recupero dei colori originali per cui, anche nella reintegrazione, sono state prese a riferimento le tracce cromatiche angeliniane mediando con i colori originali emergenti.Le dorature originali perdute sono state reintegrate con velature bruno-rossicce che si riferivano alle tracce, originali, presenti.

INTERVENTI DI RESTAURO PRECEDENTI: DIPINTI

1) Il primo intervento riconosciuto è quello del 1845 ad opera di A.Angelini .
L’intervento descritto nella relazione tecnica di Angelini superava stranamente ciò che realmente ci risultava da lui eseguito; erano da ritenersi opera del suo restauro le ridipinture dei panneggi di molti degli Eroi Doria, particolarmente di quelli compresi nella 4° e 5° campata :qui erano ridipinti, a rinforzare gli originali danneggiati ma non perduti,calze,calzari,scarpe ; a ripristinare invece l’originale completamente perduto erano ridipinti i panni verdi di Filippo Doria (zona vicino alla porta) e di Antonio Doria ; nella 1° e 2° campata erano ridipinte parti delle calze, calzari, gambe,parte di un braccio e corazza rossa di Lamba Doria, panneggio rosso di Corrado Doria, panneggi e corpetti verdi di tutte le figure e panneggi rosati,dove in alcuni casi l’originale era completamente perduto (Odoardo Doria, zona vicino alla porta).
Su tutta la parete nord erano ridipinte le zone azzurre di sfondo, rinforzando l’azzurro originale parzialmente superstite.
Inoltre tutta l’area di appoggio delle figure, incluse parti degli scudi con lo stemma dell’aquila Doria.Questo valeva anche in generale per gli Eroi delle pareti brevi est e ovest, con variazioni dovute a fattori conservativi che avevano eliminato le ridipinture stesse. Si trattava indubbiamente di molte zone, ma nella relazione tecnica si alludeva addirittura ad una perdita totale del materiale pittorico originale di gran parte degli Eroi e si menzionava la necessità di ridipingerli completamente,mentre fortunatamente ciò non è avvenuto.

Inoltre erano rinforzati, su un originale ancora presente, tutti gli elementi architettonici che scandivano la spazio tra gli Eroi .
Diverso per l’ iscrizione sovrastante (“PRAECLARE….”) sulla quale l’originale doveva essere pressoché scomparso e che pertanto era stata reinterpretata nel colore ( azzurrite con caratteri a bronzina anziché tempera nera con caratteri a tempera ocra) supponiamo mantenendo esatto il contenuto.I caratteri di restauro infatti apparivano sfalsati rispetto a quelli originali, per come si vedeva nei sondaggi in corrispondenza della 1° e 2° campata dove l’iscrizione era molto meglio conservata.
In seguito essa risultava difficilmente leggibile.
Una stesura ulteriore di colore blu oltremare nel fondo della scritta si ritrovava in tracce eseguendo i sondaggi;essa apparteneva ad un altro momento di restauro non precisabile, forse ottocentesco, e in questo momento l’iscrizione era stata rimarcata in giallo.

Anche le iscrizioni contenute nelle specchiature esag.irreg.della 1° e 5° campata erano state ripassate nel 1845 e così i loro fondi,come visibile nella 5°lunetta dove la scritta originale è sfalsata rispetto a quella angeliniana ETERNITA (S?).

Dato che questa sintesi non può localizzare e scendere nel dettaglio di tutte le ridipinture angeliniane trovate,che talvolta erano di minore rilevanza, alleghiamo la documentazione specifica su dischetto,elaborata ad inizio lavori dalle restauratrici in collaborazione con l’Arch.Pietro Moncagatto, che può essere suscettibile di qualche imprecisione poiché, appunto, è stata svolta prima dell’intervento,basandosi su un riconoscimento prevalentemente visivo.

Sui dipinti degli ottagoni, nelle volticelle, l’intervento di Angelini, già da noi descritto nel precedente paragrafo sugli stucchi, si era limitato a ritocchi essenziali sui blu e poco altr;le condizioni conservative degli ottagoni non ci permettevano di notare ulteriori interventi probabilmente da lui eseguiti, come testimoniano le fotografie del 1944 in cui le ridipinture apparivano più complete.
I riquadri con putti superstiti della 5°campata non erano ridipinti.
Tutte le lunette con putti e quelle con figure maschili o femminili semisdraiate in modo locale e limitato.

2) Intervento del 1849,in seguito ai danni causati dalle forze armate piemontesi.
L’intervento già accennato nel capitolo conservativo aveva comportato una risarcimento locale dei danni da arma da fuoco e cannone, nonchè dai colpi di lancia.
Erano state eseguite, a nostro avviso sempre dall’Angelini nuovamente interpellato (cosa che non trova altra conferma che la nostra interpretazione sulla tecnica,i materiali impiegati e il tipo di manualità caratteristico del restauratore-pittore) le stuccature in gesso degli intonaci colpiti e la reintegrazione del colore nelle lacune con analoga tempera.
Nella figura di Tomaso Doria erano state ricostruite tutte le parti del braccio e del panneggio danneggiate.
Forse anche sui visi sfigurati vi era stato un intervento, anzi indubbiamente come si può ancora intuire dalle foto dell’Archivio della Soprintendenza alle Gallerie,ma al nostro arrivo e già prima, negli anni ’60,le condizioni dei ritocchi pittorici dell’Angelini erano ovunque pessime.

3) Intervento del 1983.Non risultano altri interventi evidenti dopo il 1849 e prima di questo, che, come già detto, ha riguardato solo la 1° campata.
Questa è la sintesi di massima delle operazioni svolte, per le quali esiste una sommaria scheda tecnica della restauratrice pubblicataI su “Raffaello e la cultura raffaellesca in Liguria” catalogo della mostra, Genova 1983. Non è stato possibile reperire una più esauriente relazione tecnica né presso la Soprintendenza B.A.S., né presso la Proprietà, né presso la restauratrice stessa.
I dipinti nel 1983 sono stati consolidati in profondità con iniezioni di caseato di calcio e resine viniliche; i difetti di coesione della pellicola pittorica consolidati con resina acrilica in emulsione acquosa o in solvente.La pulitura è stata eseguita con sali di ammonio quaternari e impacchi di ammonio bicarbonato al 5% per la rimozione di depositi di particellato e sostanze grasse;le ridipinture angeliniane sono state rimosse con impacchi di butilammina e a bisturi (Segnaliamo invece che molte ridipinture sono tuttora presenti) .
Una miscela a base di solventi clorurati è stata impiegata per la rimozione di una sostanza cerosa .Le stuccature sono state eseguite parte in gesso, per le stuccature a livello (questo dato non è riportato nella scheda tecnica) parte con una malta contenente calce, inerti sabbiosi, polvere di marmo ed un legante acrilico, per le stuccature da lasciare in sottolivello a tinta neutra; questa soluzione ha riguardato la grande lacuna fra la figura di ObertoDoria e la porta ed anche tutta la lacuna in prossimità dell’inserimento della zoccolatura a finto marmo.
Le stuccature a livello sono state integrate a tratteggio ad acquarello.
E’ stato steso un protettivo finale a base di resina acrilica in solvente (copolimero di acrilato di metile-metacrilato di etile) su tutti i dipinti.


INTERVENTO DI RESTAURO A CARICO DEGLI STUCCHI
E DEI DIPINTI eseguito da Maura Checconi e collaboratrici.

DATE DEL RESTAURO:Inizio lavori gennaio 2001, esclusi incontri e progetti preliminari.Fine lavori agosto 2002.Inaugurazione lavori ottobre 2002.

DIREZIONE LAVORI: Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici della Liguria:Arch.G.Rossini e Arch.G.Bozzo. Soprintendenza per il Patrimonio Storico,Artistico e Demoetnoantropologico della Liguria: Dott.sa M.Cataldi Gallo.

FINANZIAMENTO: Famiglia Doria Pamphjli.

RESPONSABILE ALLA SICUREZZA Arch. P. Moncagatto.


Parte generale
L’ intervento si presentava molto complesso per via della compresenza di varie situazioni che così si può tentare di sintetizzare.

Sulle volticelle la principale problematica era quella del rilevamento dei vari interventi di ridipintura e la riscoperta, se possibile, del piano cromatico originale, ostacolata talora dalla scarsità di tracce originali e dalla sovrapposizione frammentaria e disomogenea delle ridipinture storicizzate.
Questa fase di acquisizione informazioni era stata impostata come propedeutica al ns, intervento, anche se la conoscenza del piano cromatico periniano non rappresentava un obbiettivo raggiungibile completamente, dato che all’inizio non appariva ricostruibile in tutte le parti con esito certo ; poteva essere quindi plausibile il mantenimento delle tracce di ridipinture, analogamente a quanto fatto nel restauro del 1983 , restauro le cui scelte metodologiche erano, tra l’altro, un elemento rilevante con cui confrontarsi prima di proseguire nelle volticelle adiacenti, poiché esistevano esigenze di continuità e compatibilità di intervento su tutti i piani,da quello meramente visivo a quello legato alle scelte di intervento e ai materiali impiegati.

Sui dipinti oltre alle consuete problematiche conservative, vi erano difficoltà specifiche dovute alla particolarità della tecnica di esecuzione, che non permettevano di procedere agevolmente alla pulitura.
A questo si sommava la difficoltà di scelta sul mantenimento o rimozione delle ridipinture storicizzate dell’Angelini, che a seconda delle zone variavano di molto le loro condizioni conservative, rendendo talvolta ipotizzabile, talvolta impensabile la loro conservazione, a discapito di una scelta metodologica unitaria.
Il secondo elemento da tenere presente in questa scelta era la presenza della

1°campata restaurata nel 1983 ed ancora bene conservata, che rappresentava un punto con il quale confrontarsi , sul piano delle scelte metodologiche, con particolare riferimento al mantenimento o rimozione di ridipinture storicizzate ma anche più in generale rispetto ai metodi e materiali impiegati, come già detto.
Nel 1983 una linea in gesso era stata tracciata al limite della 1°campata a indicare che la figura di Corrado Doria era stata parzialmente affrontata ;da lì il restauro doveva proseguire.


INTERVENTO DI RESTAURO STUCCHI

La prima operazione è stata di tipo conoscitivo, come detto, con contestuale elaborazione di grafici e in particolare di una tavola , richiesta dai funzionari delle Soprintendenze competenti, finalizzata alla mappatura delle tracce di originale, elaborata poi fino ad ottenere una immagine di anteprima dei colori e delle dorature originali.
Tale ricostruzione è progredita lentamente attraverso sondaggi a bisturi e deduzioni per simmetria (quando mancavano elementi leggibili) ma ha portato infine alla comprensione di tutti gli elementi inizialmente poco chiari,invitando a indirizzare l’intervento di restauro verso il recupero della cromia cinquecentesca.
Si è visto che tale impostazione non avrebbe causato interferenze su nessun piano rispetto all’intervento già svolto nel 1983.
Le prime operazioni svolte sugli stucchi sono state a carattere conservativo.
La polvere incoerente è stata rimossa a pennello.
Le efflorescenze saline sono state prima rimosse manualmente e successivamente è stato ripetuto più volte a seconda delle zone un trattamento di estrazione dei sali attraverso impacchi di acqua distillata in supportante cellulosa.
Sono stati mappati i distacchi di intonaco e di modellato e ne è iniziato il consolidamento con malta idraulica PLM ( scelta sia per le caratteristiche fisiche che per quelle chimiche legate ai suoi componenti e al minimo apporto di sali) operando dove necessario ad iniezione oppure utilizzando lo stesso materiale meno liquido per il riposizionamento di pezzi staccati.
Le zone con problemi di decoesione della malta originale,rilevate nella 4° campata sui riquadri con putti, sono state consolidate con 6 cicli di imbibizione di acqua di calce stesa a pennello.
Dove era presente un forte strato di deposito di particellato coerente ,nella 5° campata, sono stati eseguiti impacchi di ammonio carbonato al 10%in polpa di cellulosa per la rimozione.
Le macchie di colore giallo-bruno presenti in particolare nella 5° campata, causate dall’antica stufa, hanno richiesto sia analoghi impacchi di ammonio carbonato che trattamenti estrattivi con impacchi di acqua distillata in sepiolite.
La scelta di rimuovere le ridipinture ha comportato alcune difficolta’ poiché le tracce presenti erano talvolta molto resistenti e tenacemente ancorate allo stucco, per esempio nel caso delle ampie ridipinture grigie sulle ghirlande di fiori e frutta e su vari motivi decorativi:il fatto che qui le ridipinture si trovassero sullo stucco bianco ha agevolato la pulitura, che è stata condotta con una lunga campagna di impacchi di ammonio carbonato in polpa di cellulosa al 10% seguita da risciacqui ed estrazioni dei sali con impacchi di acqua distillata.I tempi sono stati variabili da un minimo do 30’ in poi, a seconda delle zone.
Qualora la situazione non richiedesse impacchi finalizzati a rimuovere ridipinture si è proceduto con la sola acqua distillata, per esempio nelle zone in cui la ridipintura non era già più presente e si doveva solo affrontare rimozione di polvere sullo stucco bianco.
Tutti i solventi impiegati sono stati preceduti da prove per vagliarne l’opportunità rispetto ai materiali originali,optando sempre per quelli più blandi nelle diluizioni massime rispetto alla necessità e valutando anche la possibilità di pulire a secco, che però si è subito rivelata insoddisfacente.

Tornando alle ridipinture, in altre zone esse si sovrammettevano ad un colore originale dato a secco e perciò molto fragile, come nel caso delle ridipinture in azzurrite, poi parzialmente alterate in malachite, delle specchiature esag.irreg.della 3° e 5°campata.Qui il colore originale era un nero dato a secco, probabilmente a tempera, e il recupero dell’originale da parte nostra poteva essere condotto solo a secco o con minimo apporto di acqua distillata su un batuffolo per ammorbidire la ridipintura.Ad oggi un lieve riflesso bluastro sui fondi neri è dovuto alla necessità di cautela da parte nostra e alla penetrazione dell’azzurrite di restauro nel colore originale.
Le altre ridipinture presenti nelle volticelle erano tracce sparse e di piccola dimensione, per cui le ridipinture grigie e quelle azzurre erano le uniche a configurarsi come strato o almeno come tracce cospicue.
Solo nelle cornici degli ottagoni delle volticelle era presente un ulteriore dubbia ridipintura, di colore rosso violaceo.
Tale ridipintura non è stata chiarita come tale dalle analisi chimiche ; inoltre la sua rimozione non avrebbe permesso alcun recupero di originale sottostante, elemento in quel caso piuttosto dubbio, per cui è stata conservata.
Sulle molte parti non ridipinte recanti tracce di colore rosso che indicava la presenza di doratura originale, la pulitura è stata minima, con batuffoli di acqua distillata ( come fatto sempre dove non esistevano materiali tenaci e stratificati da asportare).
Ugualmente sulle fasce piane originariamente a grottesca poi rovinosamente asportate nel 1954 sostanzialmente nulla è stato fatto oltre la rimozione del particellato, attraverso impacchi di acqua distillata di 15’ o sola rimozione a batuffolo di acqua distillata..Ovviamente i tasselli (campioni) lasciati dai restauratori del 1954 sono stati nuovamente mantenuti.
In alcune zone delle figure angolari rivolte sul lato sud della Loggia era stato notato del cemento , utilizzato per risarcire danni dovuti alla sostituzione dei vetri in vari momenti.
Il cemento è stato rimosso dove a contatto con gli stucchi per quanto possibile con micromotori.
La stuccatura è stata condotta con malte differenziate a seconda della profondità del risarcimento da effettuare,utilizzando sempre grassello di calce stagionato Ceprovip come legante e inerti differenziati, a seconda della tecnica esecutiva originale.
E’ stata impiegata sabbia come inerte per le stuccature profonde delle fessurazioni d’intonaco delle volticelle, dal momento che era la sabbia l’inerte originale (e attraverso setacciatura si è cercato di riprodurre la stessa granulometria) e sempre sabbia come inerte per le fasce verdi e rosse che contenevano le grottesche dipinte;lo stesso per le stuccature di profondità degli stucchi aggettanti.
La più profonda delle fessurazioni strutturali (9cm profondità) nella 5° campata è stata risarcita con un riempimento a base di calce idraulica e sabbia, con inerte grosso per evitare spaccature e aggiunte di pezzi di coccio.Qui è stata anche inserita una rete in acciaio inox a sostenere la malta.
Per la stuccatura dei rilievi in stucco, che ricordiamo erano eseguiti in calce e polvere di marmo, è stata impiegata una malta in grassello di calce come sopra e polvere di marmo; dove questa malta non era indicata per tutta la stuccatura poiché in superficie era richiesta maggiore levigatezza è stata impiegata una analoga maltina con l’inerte ancora più micronizzato.
Non sono state effettuate ricostruzioni ma solo stuccature a carattere conservativo.Le particolarità tecniche sono state lasciate a vista, come nel caso dei cordoli che sostenevano le ghirlande in fiori e frutta perdute della 5°campata e come nel caso dell’aquila della medesima campata, in cui nulla è stato ricostruito poiché l’esecuzione era a mano libera e sono stati lasciati a vista i chiodi di armatura in ferro e la corda arrotolata intorno al più grande di essi.
Ci è stata chiesta,come unica stuccatura lievemente ricostruttiva, l’esecuzione delle piccole cornici rettangolari delle riquadrature, per la quale si è operato eseguendo mini calchi in calce e polvere di marmo.Queste piccole ricostruzioni sono state contrassegnate con x incise nella malta.

Tutti gli elementi metallici in ferro sono stati trattati con convertitore di ruggine.

La reintegrazione pittorica è stata fatta ad acquarello, previa campionatura , e come inizialmente supposto nonostante il maggiore recupero di colore originale e maggiore rimozione di ridipinture rispetto all’intervento del1983 non si sono evidenziate interruzioni di lettura ; a questo intervento si è fatto riferimento per intonare analogamente alcuni colori di grande impatto visivo, come l’ocra che richiama alla doratura originale quasi totalmente perduta.
In particolare in questa fase è stata presente con un sopralluogo sulle impalcature la Dott.sa G.Terminiello che nel 1983 aveva diretto i lavori di restauro.
I restanti colori ,ovvero i neri delle specchiature esag.irreg., i rossi e i verdi delle fasce piane, sono stati reintegrati in sottotono, come già fatto nella 1°campata, condividendone l’opportunità .
Nella 1° campata solo alcune reintegrazioni sbiadite sono state localmente riviste.

INTERVENTO DI RESTAURO DIPINTI

La prima operazione svolta ha riguardato un’ estesa analisi delle ridipinture presenti, in modo da distinguere con maggiore chiarezza le porzioni di pellicola pittorica da consolidarsi. Apparivano infatti sollevamenti di colore che talvolta interessavano un solo strato,talvolta entrambi (sia originale che ridipintura).
Questo poneva fino dall’inizio la scelta sul da farsi riguardo alla conservazione o meno delle ridipinture e per questo è stato necessario elaborare un grafico , richiesto dai Funzionari delle Soprintendenze competenti, che localizzasse e quantificasse per quanto possibile la presenza di ritocchi,rinforzi, velature di restauro.
Molte delle ridipinture come già detto apparivano ormai così frammentarie, sollevate e alterate sia nel colore che nel materiale da non poterne supporre la conservazione, soprattutto sui dipinti degli Eroi compresi nella 4° e 5°campata.
Altre invece si presentavano in discreto stato di conservazione e , non celando originale sottostante recuperabile, facevano optare per il loro stesso mantenimento (panneggi di Filippo e Odoardo Doria).
Molto gradualmente sono state quindi consolidate quelle ridipinture con locali sollevamenti che volevano essere mantenute,includendo anche alcune dubbie (per es. negli sfondi blu) che successivamente si è deciso di eliminare.
I consolidamenti di pellicola pittorica sono stati svolti con iniezioni di copolimero di acrilato di metile in emulsione acquosa al 15%.La parte più sollevata appariva la lunetta con putti compresa nella 5° campata, dove erano presenti frammenti sia sollevati che sovrapposti tra loro che non ritrovavano la loro sede di appartenenza.Ricordiamo che proprio in questa zona era presente l’antica stufa.
Riguardo al consolidamento degli intonaci distaccati esso è stato condotto con iniezioni di malta idraulica PLM, come per gli intonaci delle volticelle.
Le zone consolidate erano sia quelle limitrofe a fessurazioni che altre diffuse, non allarmanti.Per i fori di ingresso della malta sono state sfruttate lacune esistenti o si sono praticati forellini con trapano a mano.
Anche nella prima campata sono risultate necessarie alcune iniezioni di consolidamento nelle vicinanze delle crepe di neo formazione e sulla figura della Fama.
Zone ulteriormente da consolidarsi erano la zoccolatura in finto marmo verde, la candelabra del lato breve ovest e quella speculare del lato est. Quest’ultima si configurava come un assemblaggio di varie malte di restauro, molto deteriorate, e recava solo minime tracce di colore, comunque tutte non originali (si suppone angeliniane ma non è stato possibile trovare un’immagine dettagliata della zona).
Preferendo mantenere tale situazione piuttosto che optare per una rimozione che non avrebbe permesso di ottenere alcun recupero, sono state svolte tutte le operazioni di consolidamento prima descritte sulle malte non originali della candelabra.
Una situazione di consolidamenti particolarmente impegnativa si è avuta nella lunetta compresa nella 5° campata con due figure femminili affacciate.
Qui intorno alla fessurazione strutturale si era creato un ampio dissesto di intonaco che ha reso necessaria la rimozione di vari pezzi di intonaco dipinto, con mappatura e numerazione dei frammenti.
Dopo è avvenuto il rimontaggio dei pezzi su un piano allineato, per quanto possibile, impiegando i medesimi materiali finora citati,ovvero grassello di calce e sabbia per i riempimenti di profondità( uguale alla malta originale) e PLM per le iniezioni di consolidamento.

Per le porzioni di intonaco con problemi di decoesione della malta (ottagono della 2°campata, lunetta e riquadrature dipinte con putti della 5°campata) è stato eseguito un consolidamento per imbibizione di silicato di etile RC70.

La pulitura dei dipinti è stata lunga e complessa, poiché la tecnica esecutiva non permetteva di agire con metodi usuali, per esempio impacchi di acqua distillata sul colore originale, poiché un contatto diretto di quel tipo creava asportazione delle velature a secco e dei tratteggi che quasi ovunque erano indeboliti.Si doveva quindi preferire una pulitura a batuffolo, veloce e superficiale, salvo per alcuni casi particolari.Per esempio dove il percolamento di acqua piovana aveva già malauguratamente asportato velature e tratteggi (Lunette con putti e figure di Eroi compresi nella 4° e 5°campata) era possibile attuare una pulitura più approfondita, che in quelle parti era d’altronde inevitabile, poiché proprio qui era stata presente l’antica stufa che aveva causato le pesanti macchie giallo-brune fortemente penetrate.
Si poteva quindi ricorrere a veloci impacchi di acqua distillata, comunque indirizzati all’indispensabile, oppure veloci impacchi di bicarbonato d’ammonio al 5% o ancora lo stesso solvente usato a batuffolo. (lunetta con putti compresa nella 5°campata e riquadrature con putti della medesima, parti delle figure degli Eroi comprese fra la 4° e la 5° campata).Il supportante preferito talvolta alla polpa di cellulosa era Klugel piochè teneva il solvente più in superficie. NOTA 4

Pulitura di zone interessate dalla presenza di ridipinture.
La decisione concordata con i Funzionari di Soprintendenza comprendeva il mantenimento delle ridipinture di grossa dimensione che non celavano, o quasi, originale recuperabile (panneggio verde di Filippo Doria, panneggio rosa e corazza verde di Odoardo Doria, altre parti di panneggi su Antonio e Rosso Doria) e di quelle in cui il tentativo di rimozione era risultato vano perché le ridipinture erano troppo adese al materiale originale (cornici architettoniche intorno agli Eroi della 2° campata e fondi azzurri della medesima campata etc.).
Si osservi che su cornici e fondi azzurri la stessa decisione , per le stesse ragioni, era già stata perseguita nel 1983.
Le altre ridipinture , molto più frammentarie,per le condizioni in cui versavano e per la possibilità di recuperare originale sottostante soddisfacente, dovevano invece essere rimosse.
Posto che le cattive condizioni di adesione/coesione ne facilitavano spesso la rimozione, talvolta per la completa eliminazione sono stati effettuati veloci impacchi di ammonio carbonato al 2 o 5 %.
Questo ha permesso di recuperare molti calzari degli Eroi, scudi, parti del basamento.
Particolarmente ardua la rimozione delle ridipinture degli sfondi blu degli Eroi,dove il livello originale era in alcuni punti difficilmente distinguibile dalla ridipintura-erano entrambi a secco- e molto fragile,per cui si è nuovamente agito solo a batuffolo di acqua distillata .
Le analisi chimiche relative ai dipinti originali e alle ridipinture presenti su essi sono state eseguite dalla società Palladio di Vicenza e successivamente dal Dipartimento di chimica dell’Università di Genova, Prof.E.Pedemonte,Dott.sa M.Di Pasquale ,Dott.sa S.Vicini.
Le analisi di Palladio (microscopio il luce polarizzata,spettrofotometria IR,microsonda elettronica) hanno riguardato i materiali originali,le ridipinture del 1845 e gli inquinanti.

I dipinti della campata restaurata nel 1983 ,protetti con un metacrilato in solvente, sono stati osservati sotto il profilo della necessità di pulitura, attuando un blando intervento di rimozione del particellato incoerente a pennello e con tamponcini di acqua distillata, senza approfondire con impacchi dal momento che test eseguiti con acqua distillata e poi bicarbonato e carbonato di ammonio a varie concentrazioni avevano causato effetti di disomogeneità.
Non si è ritenuto opportuno in generale interferire in un restauro recente in cui i materiali ,benché datati, erano ancora funzionali e copiosamente presenti ( come nel caso del protettivo superficiale-metacrilato- che non sempre era ancora idrorepellente,ma era però irregolarmente presente in superficie ed anche penetrato nella pellicola pittorica originale)
Alcune prove di rimozione del protettivo avevano tra l’altro evidenziato la difficoltà di rimuoverlo uniformemente e totalmente senza lasciare residui e senza causare, in superficie, disomogeneità di assorbimento.
Per maggiori dettagli sulla pulitura zona per zona esistono appunti manoscritti conservati presso Maura Checconi.

Una fase eseguita insieme alla pulitura è stata la rimozione di molte stuccature in gesso risalenti al restauro di riparazione del 1949, a nostro avviso sempre dovuto ad A.Angelini.
Le stuccature si evidenziavano man mano che le ridipinture sparse venivano rimosse;esse risarcivano soprattutto spari di arma da fuoco sugli Eroi di tutta la parete nord ed il grande colpo di cannone sulla figura di Tomaso Doria .
Questo era stuccato sempre in gesso e ancora recava lievi tracce pittoriche della ricostruzione del braccio e dell’abito legate al restauratore ottocentesco.
In questo solo caso e per questa ragione, la grande stuccatura in gesso su Tomaso Doria è stata conservata.
E’ stata rimossa invece la stuccatura in gesso che percorreva tutta la parete nord con andamento parallelo alla zoccolatura.

Le lacune sono state stuccate con una malta a base di grassello di calce e sabbia in profondità, proseguendo con una analoga malta con inerte sabbioso più fine, come nell’ esecuzione originale, per finire in superficie con una malta a base di calce e polvere di marmo micronizzata per proseguire la maggiore levigatezza dello strato ultimo di intonaco e dello scialbo.
La stuccatura di maggiore entità andava sostituire quella in gesso nella lacuna parallela alla zoccolatura .Le altre stuccature, più piccole,interessavano la lacuna vicino alla porta di Filippo Doria e le varie lacune dovute agli spari; tutte sono state portate a livello.In questo senso non è stata scelta la soluzione del sottolivello neutro proposta nel 1983,ma riteniamo che il diverso proseguire ,visibile tra la 1° e la 2°campata, non sia di disturbo.

Diversa è anche la decisione sulla protezione finale, che nel caso dei dipinti da noi restaurati non è stata effettuata, per evitare di aggiungere materiali mai completamente rimovibili ai materiali costitutivi originali, talvolta porosi e assorbenti; i dipinti sono inoltre protetti dalle vetrate .

La reintegrazione pittorica,eseguita con acquarelli W&N, ha incluso:
- ricostruzioni a tratteggio delle lacune circolari dovute agli spari del 1848 etc.,
-esecuzione di velature sottotono delle lacune di pellicola pittorica non stuccate,in particolare delle grandi aree dei fondi azzurri,del panneggio verde di Antonio Doria, del fondo nero della lunetta con putti della 5° campata ,degli incarnati non ricostruibili della stessa e di molte altre abrasioni degli intonaci e mancanze di pellicola pittorica.
-esecuzione di analoghi sottotoni nelle iscrizioni graffite e nei graffi deturpanti sui visi degli Eroi, risalenti ai Moti del 1848.
Inoltre integrazioni a sottotono delle lacune della pellicola pittorica della fascia recante l’iscrizione “PRAECLARE…..” , in cui le lettere poco leggibili sono state anch’esse integrate.

-esecuzione di velature in lieve sottotono nelle lacune di pellicola pittorica della zoccolatura a finto marmo verde, con modulazioni a richiamare il finto marmo.
-ricostruzione in sottotono del braccio e panneggio di Tomaso Doria seguendo le tracce di colore di restauro presenti sulla stuccatura ottocentesca mantenuta.
-ricostruzione in sottotono della candelabra mancante, per richiesta della Proprietà; in mancanza di tracce complete (era visibile solo la parte della lanterna e pochi altri frammenti) si è ricavata una parte del motivo (fusto) dalla candelabra simmetrica.


Maura Checconi Crubellati

NOTE

NOTA1
Si può vedere a questo proposito il resoconto della registrazione dei valori ambientali di temperatura e umidità relativa per tutto il periodo antecedente all’inizio lavori, cioè a partire dall’aprile 2000 .I dati sono stati registrati su nostra richiesta alla Proprietà,impiegando una centrale digitale Lufft posta sul timpano del portale in pietra di promontorio che dà accesso all’ambiente della Loggia.
Le registrazioni sono proseguite continuativamente fino al maggio 2001 e verranno proseguite anche dopo il termine dell’intervento di restauro nell’ottica di una raccolta dati utile al futuro riadeguamento del microclima nel Palazzo.
Nel mese di settembre 2000 è stata sostituita una delle vecchie vetrate (la prima verso ovest)con una nuova vetrata schermata per gli UV.
Nel marzo 2001 sono state analogamente sostituite la seconda e terza vetrata da ovest.
Nell’aprile 2001 si è rotta la parte superiore della quarta vetrata da ovest, che è stata sostituita nella primavera 2002.
Questi cambiamenti sono da considerarsi altrettante variazioni nel microclima registrato dalla centralina, così come il necessario l’utilizzo di una delle vetrate come uscita di sicurezza del Museo, a partire dal settembre 2000, che ne determinava la continua apertura e chiusura nell’ arco delle giornate di visita.
Si dovrà forse considerare opportuna la comparazione dei dati tra la situazione con le vecchie vetrate,nel corso del 2000, e con tutte le nuove vetrate sostituite, prendendo a riferimento il 2003.

Prima dell’intervento di restauro vi sono stati alcuni incontri per discutere le soluzioni microclimatiche da adottarsi, in particolare un incontro con l’Ing.Valentini del CNR di Milano che ha fornito indicazioni di massima che dovendo però coinvolgere necessariamente anche le Stanze del Palazzo attigue alla Loggia,dovrà essere effettuato una volta che anche l’ala est tornerà ad essere a disposizione della Proprietà.

NOTA2
Già le analisi effettuate nel 1969 dall’Istituto Centrale del restauro di Roma, Dott.sa M.Tabasso, rilevavano la presenza di solfati ed anche cloruri (scheda originale disponibile presso la Proprietà) riconfermata poi dalle attuali analisi del Prof. P.Bensi .

NOTA 3
La lettura corticale effettuata primariamente sulla lunetta con due figure femminili semisdraiate,sita sulla parete breve est, in una zona molto interessata in passato da infiltrazioni di acqua dall’alto,ha fornito dati positivi, compresi tra il 6%ed il 9%, con picchi del 14% dove questo valore è ancora da ritenersi contenuto ed accettabile, nella scala di lettura dello strumento .
La letture è stata ripetuta due volte,la prima il 09/04/01,la