Palazzo del Principe


 
La Storia
La Relazione Tecnica
Le foto prima e dopo il restauro
Perin Del Vaga
Atti di Perin del Vega
Un palazzo ornato di stucchi e di pitture a fresco, a olio e d’ogni sorte
La gloria dei Doria
La Storia

Gli ambienti del piano nobile di Palazzo del Principe sono organizzati in due appartamenti simmetrici, raccordati da una loggia a cinque arcate. Questa, originariamente aperta sul giardino meridionale, rivestiva grande importanza per l’immagine pubblica del palazzo, e ricevette di conseguenza un apparato decorativo particolarmente ricco e curato. Si tratta, tra l’altro, dell’unico ambiente della dimora di Fassolo che sia stato dotato di una decorazione parietale (le sale degli appartamenti erano rivestite di arazzi e tessuti preziosi).

Sull’architrave del portale è incisa la data MDXXX, relativa con ogni probabilità alla conclusione dei lavori architettonici. Entro il 1533 doveva essere terminata la decorazione, eseguita ad affresco e a stucco da Perin del Vaga.

Sulle pareti sono raffigurati i più illustri personaggi di casa Doria, sotto la scritta PRAECLARAE FAMILIAE MAGNI VIRI MAXIMI DUCES OPTIMA FECERE PRO PATRIA, che corre da un estremo all’altro della loggia. L’identificazione dei singoli eroi è affidata alla testimonianza di un documento citato nel XIX secolo dall’archivista Jacopo Doria e poi non più reperito. Da ovest verso est: sul lato breve, Ansaldo, ammiraglio dell’impresa contro i Mori di Spagna (1147-1149) ; sulla parete Oberto, che portò alla vittoria contro Pisa la flotta genovese nella battaglia della Meloria (1284); Corrado, che nel 1290 distrusse Porto Pisano; Lamba, cui si deve la vittoria di Curzola contro Venezia (1290); Rosso, che servì come ammiraglio l’imperatore Federico II; Odoardo, che sconfisse i Catalani (1335); Filippo, che conquistò Tripoli (1355); Pagano, cui si deve la liberazione di Galata ( 1351); Luciano, vittorioso nella Battaglia di Pola; Pietro, che conquistò Chioggia (1379), Antonio, che combattè gli Aragonesi; ); sul lato breve che chiude la loggia ad Oriente, Tomaso difensore di Albenga (1437) termina la sequenza degli Eroi della casata.
Sopra le porte minori che si aprono sulla parete di fondo sono raffigurate Allegorie della Fama recanti stendardi con la scritta BENE MERENTIBUS, in origine nude e solo in un secondo momento rivestite dall’attuale panneggio

Quale significativo parallelo della serie dei capitani Doria, le volticelle della loggia recano, entro finissime decorazioni “a grottesca” in stucco intervallate da quadri minori figurati, ottagoni ad affresco in cui sono rappresentati eroi dell’antica Roma noti per il sacrificio di sé “pro patria”: da ovest, Orazio Coclite difende il ponte Sublicio (nei riquadri minori, ad affresco, Verità con amorini), Tito Manlio Torquato si vota agli dei, quasi perduto (riquadri minori a stucco, con allegorie della Vittoria, la Concordia, la Fama, la Pace che brucia le armi), Marco Curzio si getta nella voragine (figure a stucco di Apollo, Luna, Nettuno, Diana Efesia), Furio Camillo di fronte a Brenno, quasi perduto (riquadri a stucco con amorini che reggono armi) e Muzio Scevola e Porsenna, quasi perduto(riquadri ad affresco con la Fama ed amorini con armi).

Gli stucchi, certamente ideati e forse anche eseguiti da Perin del Vaga, presentano in alcune parti tracce di cromia.

La Loggia è stata oggetto nel 1845 degli interventi di restauro
eseguiti da Annibale Angelini, testimoniati tra l’altro dalla Relazione da questi data alle stampe nel 1847, ed evidenti soprattutto nelle fasce con motivi decorativi delle volticelle.
Le due campate ad ovest, prossime all’ingresso del Salone dei Giganti, sono state sottoposte a restauro
(documentato in Raffaello e la cultura raffaellesca in Liguria, catalogo della mostra, Genova 1983, schede a cura di Giovanna Rotondi Terminiello e G. Brambilla Barcilon, pp.55-57).