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Il progetto di ripristino.
La ricostruzione topografica dell'impianto tardo cinquecentesco.
(a cura
di Ada Segre)
Il progetto di sistemazione paesaggistica del piano meridionle
del giardno si prefigge di predisporre un piano di suddivisione
spaziale che risponda, per quanto possibile, all'assetto tardo
cinquecentesco e di primo Seicento del giardino.
Si tratta di impresa non semplice, in quanto la documentazione
e la cartografia storica relativa al giardino emerse nel corso
delle ricerche riguardano principalmente il Settecento e l'Ottocento.
Ad eccezione di uno schizzo nel giornale di viaggio dell
Schickhardt (1599) raffigurante il giardino del Satiro e la
loggia meridionale, non sono noti disegni o mappe del giardino
nel periodo compreso fra la meta' del Cinquecento e la fine
del Seicento.
Nel 1996, anno in cui inizio' la prima fase di stesura del
progetto di ripristino (proposta Ghigino e Calvi), il giardino
era costituito dai lacerti dell'impianto ottocentesco, e pertanto
aveva ancora carattere di parco romantico, con esemplari arborei
isolati e in gruppo e un disordinato sottobosco disseminatosi
spontaneamente nel corso degli anni.
Si trattava di una parco avvolto nella penombra, fitto e
inselvatichito, nel quale era difficile distinguere un disegno
di qualsiasi tipo. Al centro, comunque, rimaneva la Fontana
del Nettuno, con il suo ricco gruppo marmoreo costituito da
cavalli e mostri marini, e delimitato da dodici aquile in
marmo. In seguito al ritrovamento degli invasi delle fontane
delle stagioni e di quelle settecentesche, fu spressa la volonta'
da parte della committenza di ritornare al giardino formale.
Ben presto fu chiaro che si sarebbe preferito evocare la
planimetria cinque-seicentesca, in quanto molto piu' rappresentativa
del periodo di massimo splendore del Palazzo. L'alternativa
di piu' semplice relizzazione era tuttavia quella di riproporre
l'impianto tardo settecentesco, dai percorsi allargati rispetto
a quelli cinquecenteschi , arricchito da fontane mistilinee
sull'asse centrale parallelo al palazzo (est-ovest), poste
al centro di due coppie di parterres de broderie di ispirazione
francese.
In questa sistemazione le quatro fontane delle stagioni erano
interrate, mentre le dodici panchine scolpite che coronavano
l'invaso della fontana del Nettuno erano poste a distanza
doppia da questa rispetto a della sistemazione originale.
Data la difficoltà di basarsi sui documenti, è
stato necessario ricorrere ad un metodo di studio stratigrafico
e di osservazione dettagliata delle emergenze architettoniche
persenti nel giardino. Questo ha permesso il ritrovamento
degli assi principali; quello centrale si diparte dalla porta
della rampa che congiunge la terrazza superiore al giardino
e prosegue attraverso la Fontama del Nettuno, sino all'accesso
della loggia a mare.
Fra quelli secondari si ricordano gli assi prospettici che
partendo dalla fontana a muro con protomi leonine e vasche
semiesagonali si estendono verso il limite meridionale del
giardino, includendo i basamenti delle stati delle stagioni.
Sin dalle prime fasi e' stato proposto un sistema di griglia
a doppio modulo come base del progetto, in conformità
alle tecniche di disegno dell'epoca, basato sulle dimensioni
delle fontane a muro (5 x 8 palmi genovesi, ovvero 1,24 m.
x 1,98m.), permettendo l'elaborazione di una prima ricostruzine
topografica della planimentria rinascimentale.
Il modello teorico ha trovato una buona rispondenza nelle
indagini agrcheologiche, e questo permette di affermare che
il progetto di ripristino proposto dall'Agr. Ada Segre e dall'Arch.
Pietro Moncagatto ricalca nella sua struttura spaziale l'impianto
paesaggistico completato da Giovanni Andrea I Doria. Il giardino
è suddiviso in tre parti dai due assi che si dipartono
dall'imbocco dei cunicoli sottostanti la terrazza superiore,
mentre la parte centrale è attraversata dall'asse principale
del giardino, che collega la rampa di accesso, attraverso
la fontana del Nettuno, all'imbocco della loggia a mare. Ognuna
di queste parti (di ponente, centrale e di levante) è
composta da n.8 riquadri pirncipali, risultatnti dal primo
e secondo ordine di compartimentazione, a loro volta quadripartiti
da un terzo ordine di sentieri in n.32 riquadri.
Gli spartimenti sono contornati da fasce, aiuole oblunghe
disposte a corona, larghe 3 palmi genovesi (m.0,774). Le misure
estrapolate trovano conferma nella trattatistica seicentesca,
nei documenti e nelle dimensioni di aiuole simili osservate
in altri giardini coevi. Il disegno particolare dei singoli
compartimenti è tuttavia d'invenzione, ma realizzato
secondo i modelli correnti del tardo Cinquecento in generale
e nel genovese in particolare. Il progetto prevede l'insereinento
di due pergolati a forma di galleria, sui due assi Nord-Sud,
che proseguono idealmente i cunicoli sottostanti le ali a
porticato della terrazza superiore. La presenza di pergolati
nel giardino non è documentata, ma il ritrovamento
di un incasso in pietra per il sostegno dei pali, nonche'
la larghezza accertata dei percorsi, indicano la presenza
di una siffatta struttura.
Una sistemazione di questo tipo e' raffigurata in un disegno
settecentesco intitolato Disegno delle ville, Palazzi, e Case
di S. E. a Pegli, che raffigura il Palazzo doria di Pegli,
molto simile nella sua struttura paesaggistica a Palazzo del
Principe. Questo disegno, fra i tanti noti, conferma la presenza
di pergolati in galleria nel Geneovese: L'inserimenento di
pergolati è pertanto un'introduzione per via analogica,
e ha la funzione di creare dei percorsi in ombra in un giardino
che è, invece prevalentemente esposto al pieno sole.
La parte del giardino sul lato di levante, attualmente non
disonibile ai fini del restauro, è stata erosa dalle
modifiche ottocenentesche all'edificio, in quanto questo è
stato allargato di 5 m. L'intervnto sul lato di ponente del
giardino verrà effettuato in una fase successiva, tenendo
in considerazione i ritrovamenti nell'area trapezoidale che
lo affianca, dove era dislocata la famosa uccelliera. Le aiuole
a ridosso del nuro di sostegno della terrazza superiore e
di quello del muro di confine a sud corrono parallele a tale
muri e sono larghe 5 palmi genovesi ( m. 1,24).
Nella parte nerd, sono state ritrovatre le canlette di adduzione
dell'acqua che tracimava dalle vasche semiesagonali e irrigava
tali aiuole. La base di mattoni su cui poggiava tale canaletta,
e parte della canaletta stessa, sono state ritrovare nella
posizione originale, confermando le dimensioni dell'aiuola
e la sua antichità. E' stata anche ritrovata una doppia
peschiera rettangolare a ridosso del muro nella parte nord-ovest,
che sembra essere assai ntica, seppure non registrata da nessuna
delle mappe note. Tale peschiera sembra raccogliesse il deflusso
delle acque dell'aiuola a muro, ma forse anche delle acque
dell'aiuola a muro, ma forse anche delle acque provenienti
dalla terrazza superiore.
Non e' da esculdere che costituisse la conseva d'acqa che
alimentava le fontane all'interno dell'uccelliera. Il ritrovamento
dei basamenti delle panchine che contornavano la fontama,
ne ha consentito al collocazione nella posizione originale,
a m. 2, 96 dal bordo della vasca. Tale posizione conferma
in maniera inconfutabile che queste erano state concepite
apositamente per coronare l'invaso, in quanto in questo punto,
gli spazi esistenti fra una panchina e l'altra equivalgono
alla loro lunghezza (9 p.g.=m.2,23 lungheza dell''arco), creando
un sofisticato gioco di positivo-negativo.
I basamenti delle panchine sono scolpiti con elementi zoomorfi
e antropomorfi, raffiguranti un'aquila, leone o grifone verso
l'interno e teste di turco o putto verso l'esterno, con la
distinzione fra elementi angolari e centrali.
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