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Il giardino rinascimentale
tra Andrea e Giovanni Andrea I Doria
Andrea si preoccupò di dotare il suo palazzo di giardini
adeguati all'importanza della dimora, a sud affacciati sul
mare, a nord articolati in una serie di terrazze che risalivano
la collina di Granarolo: Giovanni Andrea I conferì
al complesso monumentale il suo assetto definito, completando
così la sistemazione rinascimentale.
Le testimonianze relative al giardino di Andrea sono frammentarie,
ed è arduo distinguere le diverse fasi degli interventi
cinquecenteschi.
Si ha notizia di una prima organizzazione degli spazi circostanti
l'edificio, probabilmente ad opera di Perni del Vaga, artista
di corte di Andrea tra il 1528 e il 1533: risultato della
sua attività dovettero essere gli "amenissimi
giardini" che, secondo gli annali del Partenopeo, accolsero
Carlo V nel suo soggiorno a palazzo.
Negli anni quaranta, probabilmente tra il 1545 e il 1547,
Andrea affidò al fiorentino Giovannangelo Montorsoli
il compito di fare "nuove aggiunte di fabbriche e di
giardini bellissimi " al palazzo. Il Montorsoli, collaboratore
di Michelagelo a Firenze e a Roma, aveva già lavorato
per il Doria. Il suo intervento sui giardini dovette essere
influenzato dalle sue conoscenze dei giardini romani e toscani,
con particolare riferimento al giardino della villa di Castello
disegnato da Nicolò Tribolo per Cosimo I medici secondo
un progetto iconografico ideato da Bemedetto Varchi.
Nella definizione del giardino nord del palazzo, Montorsoli
dovette confrontarsi con la scoscesa collina di Granarolo:
egli creo' un sistema di terrazze sovrapposte su cui furono
ospitati pergolati, boschetti di agrumi, giardini di tipi
diversi ornati di statue e fontane. Un visitatore inglese,
William Thomas, nel 1549 citava con meravigliata ammirazione
i sei giardini ricavati, "l'uno sopra all'altro",
nella roccia viva della collina, e arricchiti da una quantità
di terra sufficiente a nutrire piante e frutti e in gran numero.
La struttura del giardino nord, così come descritta
dal Thomas e illustrata dal Massys, ricorda inequivocabilmente
il giardino tardo quattrocentesco di villa Medici a Fiesole,
costruito su tre terrazze realiazzate sulla roccia viva e
sostenute da poderosi muri di contenimento.
Giovanni Andrea si preoccupò di contornare il giardino
meridionale con una serie di costruzioni adibite a diversi
usi: sul lato est un basso fabbricato che comprendeva il "guardaroba",
forni e mulini; sul lato sud un corpo dotato di terrazza con
una loggia aggettante sul mare, sorretta da colonne marmoree,
che occupava il posto di una più semplice struttura
eretta al tempo di Andrea. Sul lato ovest, infine, una splendida
uccelliera a pianta trapezoidale fu edificata allo scopo di
mascherare l'irregolarità del giardino, di cui rimaneva
così visibile soltanto un'area perfettamente rettangolare.
Un visitatore tedesco, l'architetto H. Schickhardt, nel 1599
annotava nel suo taccuino le proprie impressioni circa il
palazzo, accludendo uno schizzo che costituisce la prima testimonianza
grafica relativa al giardino inferiore: vi sono segnate quattro
fontane disposte simmetricamente agli angoli, sormontate -
spiega la relativa didascalia - da statue raffiguranti le
stagioni.
Le statue saranno ricollocate nell'ubicazione d'origine nel
corso di una prossima campagna di restauri. Al centro del
suo rapido schizzo, lo Schickhardt indica la posizione di
una fontana in costruzione: proprio nell'anno della sua visita,
il 1599, Taddeo Carlone cominciava infatti ad eseguire la
monumentale Fontana del Nettuno che ancor oggi, ricomposta
dopo essere stata colpita durante i bombardamenti del 1944,
costituisce il fulcro del giardino.
E' evidente la volontà di Giovanni Andrea di continuare
la tradizione inaugurata da Andrea (il quale aveva commissionato
al Montorsoli una perduta statua di Nettuno, in stucco), celebrando
il potere sul mare della famiglia Doria attraverso l'esaltazione
del dio, nelle cui sembianze é palese il riferimento
allegorico alla figura del grande ammiraglio. Tredici anni
prima, Giovanni Andrea aveva commissionato la statua di un
Giove colossale, inserita in una nicchia posta nell'estremità
più alta del giardino nord.
Le due statue si guardavano, creando così un asse
prospettico immaginario che collegava l'estremità collinare
del giardino al mare, travalicando il palazzo che risultava
così simbolicamente posto sotto la protezione delle
due divinità. Nel progetto iconografico, è di
grande importanza la presenza della "loggia a mare",
che permetteva l'accesso dal molo privato dei Doria al giardino
meridionale. Allineata sull'asse centrale, questa costruzione
era concepita come un'antica villa romana marittima, con terrazze
sorrette da colonnati, corte centrale e scalinata di accesso
trionfale. Un'entrata più nascosta al Palazzo poteva
avvenire attraverso i cunicoli sotterranei posti sul lato
orientale del Palazzo, attraverso la Sala degli Argenti ed
un ponticello che portava al giardino provato della terrazza
superiore, oggi noto come "giardino del Satiro".
Giovanni Andrea ampliò l'estensione del giardino settentrionale,
acquisendo nel 1603 la proprietà Doria Galleani, comprendente
la magnifica grotta dell'Alessia. Alla sua morte (1606) palazzo
e giardini costituivano un complesso unitario di grandiose
proporzioni e significati coerenti, destinato a conservarsi
sostanzialmente inalterato pur in parallelo ad un aggiornamento
via via adeguato al mutare del gusto - sino al primo Ottocento.
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