Palazzo del Principe


 
L'Arazzo di Alessandro Magno
Alessandro Magno a Palazzo del Principe
La serie dei "Mesi"
L'Arazzo di Alessandro Magno
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Fotografie di Frank Borsarelli

L’arazzo con Le imprese di Alessandro Magno in Oriente di proprietà Doria Pamphilj, eccezionale per valore artistico e rarità, è l’arazzo quattrocentesco più importante esistente in Italia.

L’arazzo, che misura circa quattro metri per dieci, fu tessuto intorno al 1460 a Tournai, nel Ducato di Borgogna, utilizzando lana e seta, con fili d’oro e d’argento aggiunti in notevole quantità. La qualità del disegno e dell’esecuzione è altissima.
Le gesta di Alessandro (356-323 a.C.) sono fra i temi profani più ricchi di tradizione nella storia dell’arte. Figlio di Filippo II di Macedonia, Alessandro nella sua breve vita conquistò l’impero più esteso mai esistito sino allora, sconfiggendo i Persiani e spingendosi con il suo esercito sino all’India.
Ai fatti storici si affiancò ben presto, già in epoca ellenistica, una tradizione leggendaria e magica, confluita nel Romanzo di Alessandro dello Pseudo Callistene. Questi temi, attraverso testi in latino ed antico francese, sono alla base della Histoire du bon roy Alixandre di Jean Wauquelin, cui si ispirano le immagini di questo arazzo.

Nella parte sinistra dell’arazzo è raffigurata la conquista della città di Tiro, un esempio che vale come simbolo di tutte le campagne militari di Alessandro in Oriente. Sono raffigurati fianco a fianco episodi avvenuti in momenti diversi. La città, difesa da torri circolari, viene bombardata con palle di cannone: in primo piano due soldati macedoni, protetti da un grande portale di legno, sono intenti a caricare il cannone con una “cartuccia” contenente materiale incendiario. Vicino ad essi si scorgono le palle di cannone di pietra, pronte ad essere lanciate. Altri soldati entrano in città e si impegnano nel combattimento corpo a corpo. Alessandro, caratterizzato dall’elmo con la corona imperiale e dall’armatura dorata, conversa con il sovrano sconfitto – probabilmente da identificarsi con Dario, re dei Persiani - che leva in alto la spada tenendola per la punta, come segno dell’avvenuta sottomissione. Più a destra soldati in abiti da contadini distruggono il muro di cinta. In primo piano viene distrutta la porta della città, a sinistra tre ufficiali macedoni dalle splendide armature discutono il piano di battaglia.

Scene di tipo diverso sono raffigurate al centro e nella parte destra dell’arazzo. Acquisito il dominio sulle terre conosciute, Alessandro, spinto da sete di conoscenza, decide di innalzarsi nei cieli per vedere dall’alto il suo impero e per sapere cosa sia veramente l’aria. Per riuscire ad innalzarsi verso le sfere celesti, egli ordina di costruire una gabbia di metallo prezioso, splendidamente decorata, nella quale si fa rinchiudere. Alla gabbia sono legati quattro possenti grifoni - animali fantastici dal corpo di aquila innestato su un corpo di leone, che secondo la leggenda il Macedone aveva portato con sé dall’India – assicurati alla struttura da robuste cinture rosse e da pesanti catene. Per raggiungere i prosciutti posti in cima alle lunghe aste rosse sorrette da Alessandro, i grifoni agitano freneticamente le ali: così sollevano la preziosa struttura e l’imperatore seduto al suo interno sempre più in alto, verso la figura di Dio Padre circondata da cherubini e serafini. Sulla terra, tre giovani macedoni, vestiti secondo la moda borgognona del Quattrocento caratterizzata da imponenti copricapi, e due principi orientali in sontuose vesti decorate da file di perle commentano stupiti l’impresa di Alessandro.

Tornato sulla terra, Alessandro, con una lunga veste dorata e la corona sul cappello di ermellino, riceve l’omaggio della sua corte. Il suo desiderio di sapere non si è però placato: per conoscere gli abissi marini, il grande condottiero si fa chiudere in una botte di vetro, illuminata dall’interno dalle due fiaccole che egli tiene nelle mani; la botte viene calata sul fondo del mare da quattro barche, i cui equipaggi mostrano una grande varietà di costumi e copricapi “alla greca”. Soddisfatta anche questa curiosità, Alessandro, dopo avere conquistato tutti i popoli della terra conosciuta, si spinge fino ai confini del mondo e sconfigge i mostri che abitano queste lande remote: scorgiamo il condottiero, vestito di una ricca armatura e scortato da due soldati, mentre uccide un essere mostruoso ricoperto interamente di lunghi peli, privo di testa e recante sul petto occhi, naso e bocca. I guerrieri orientali che lo hanno accompagnato nel viaggio, visibili sul lato destro dell’arazzo, uccidono altri mostri e uomini selvaggi.
Particolarmente in questa seconda parte dell’arazzo, la figura di Alessandro è assai distante dal personaggio storico. Alle vicende dell’assedio di Tiro illustrate nella prima sezione (nella quale un episodio realmente avvenuto nel IV secolo a.C. viene messo in scena come se si trattasse di una concreta impresa militare del XV secolo) seguono infatti le scene relative all’ascensione al cielo, all’esplorazione del mare e alla lotta contro i mostri, che appartengono piuttosto alla dimensione fiabesca. Si ricompongono così i diversi tratti del personaggio costruito dalla letteratura medievale: il condottiero conquistatore dell’Oriente diventa un modello ideale di cavaliere per le corti principesche, un eroe impegnato nella ricerca della conoscenza, uno sterminatore di mostri come i grandi protagonisti della mitologia classica.


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